12/27/2012

71. Puoi imparare tante cose dai fiori


2012
doveva finire il mondo. Non ho mai dato peso a questa informazione, e non ho mai studiato in modo approfondito cause e motivazioni della storia.
Nel 2012 sono successe tante cose.
Ma soprattutto ho imparato tante cose.

Ho imparato che adoro passare le feste con i miei genitori.
Ho imparato che un progetto può non finire mai e avere golive posticipati all'infinito.
Ho imparato che ti può venir voglia di festeggiare il compleanno solo perchè due colleghi insistono.
Ho imparato che il Carnevale è un ricordo della mia infanzia che mai svanirà.
Ho imparato che la Pasqua è un tocca e fuggi subito a lavorare.
Ho imparato che un sorriso può far sorridere il taciturno seduto davanti a te.
Ho imparato che se sei triste un pacchetto di fazzoletti non basta. Ma un pacchetto di fazzoletti e una tavoletta di cioccolato può aiutare.
Ho imparato che una città e i suoi scorci ti rimangono nel cuore e lì rimarranno per sempre.
Ho imparato che la vecchiaia avanza per tutti, anche per i tuoi cari, e anche se provi a nasconderlo, i tuoi genitori non sono più in grado di farti saltare il tombino facendoti volare in aria.
Ho imparato che un fratello lontano e oberato di lavoro può prendere il primo treno e fare 200km per comperarti due casse d'acqua e il gelato che ti piace.
Ho imparato che ti puoi rompere una caviglia anche con delle converse.
Ho imparato che il dolore fa male e che i peli in estate crescono più velocemente.
Ho imparato che le amicizie non finiscono per un ritardo se ci si vuole veramente bene.
Ho imparato che non si mette fretta alle persone.
Ho imparato che io non so aspettare e che le cose le voglio subito. E se loro non mi vogliono, me le voglio tenere comunque vicino.
Ho imparato che New York puzza, che Chicago è ventosa, che Parigi è favolosa, Madrid sempre adorabile e Barcellona allegra.
Ho imparato che non c'è mare più bello di quello di casa e montagne più maestose di quelle dove vive nonno.
Ho imparato che non bisogna mai fidarsi di nessuno.
Ho imparato che ogni tanto mi ritorni in mente e le lacrime scendono copiose come se te, nonna, fossi ancora qui con me ad abbracciarmi e a raccontarmi i tuoi segreti in camera.
Ho imparato che esiste tanta musica diversa e a me piace.
Ho imparato che una persona può diventare un amico dopo anni di conoscenza.
Ho imparato che if you try black, maybe you never came back.
Ma ho imparato che forse non è proprio così.
Ho imparato che il sole di casa scalda il cuore e alleggerisce i pensieri.
Ho imparato che certe mutande sono più comode di altre.
Ho imparato a dire ti tiro un pugno e a non darne mai.
Ho imparato a fare la spesa on line. E l'ho insegnato.
Ho imparato a fare le tinte e a non farle benissimo.
Ho imparato a svegliare le coinquiline dopo essere uscita dal bagno e ad essere svegliata.
Ho imparato che si può iniziare a volere bene anche al collega.
Ho imparato che la vita è piena di paraculi.
Ho imparato che alla fine i ragazzi sono tutti uguali e che noi ragazze siamo delle gran fesse.
Ho imparato a ringraziare il team test.
Ho imparato a demotivarmi e a motivarmi da sola. A distruggere i miei sogni e a ricostruirne altri.
Ho imparato a chattare su 3 chat diverse e a farmi richiamare.
Ho imparato ad asciugare le lacrime e a non far vedere le mie.
Ho imparato che non becco mai il mio tempo.
Ho imparato a voler bene alle persone sbagliate al tempo sbagliato.
Ho imparato dare e avere, debit et credit, costi e ricavi.
Ho imparato a non dimenticare nemmeno una coinquilina e a sentire chi volevo quando lo ritenevo giusto.
Ho imparato a leggere i fumetti e ho imparato a leggere libri di poesia.
Ho imparato che Milano offre tanto.
Ho imparato che si può vomitare anche su un albero di Natale.
Ho imparato a tornare a casa da sola alle 3 di notte.
Ho imparato che come me, nessuno mai. Come te, nemmeno. E meno male.
Ho imparato a fare i pancakes e a mangiarne.
Ho imparato a dire le cose con estrema sincerità, anche se con i miei tempi.
Ho imparato che nel mondo siamo tanti e voglio conoscere tutti. Ma quando lo dico io.

Ho imparato tantissime cose, ne ho dimenticate a iosa.
Ma non fa nulla.

Perchè le ho comunque tutte dentro di me.
Perchè "se io avessi un mondo come piace a me, là tutto sarebbe assurdo: niente sarebbe com'è, perchè tutto sarebbe come non è e viceversa! Ciò che è , non sarebbe e ciò che non è, sarebbe!" [Alice nel paese delle meraviglie-L.Carroll]

12/20/2012

70. E...


"E voglio giocare a nascondino e darti i miei vestiti e dirti che mi piacciono le tue scarpe e sedermi sugli scalini mentre fai il bagno e massaggiarti il collo e baciarti i piedi e tenerti la mano e andare a cena fuori e non farci caso se mangi dal mio piatto e incontrarti da Rudy e parlare della giornata e battere a macchina le tue lettere e portare le tue scatole e ridere della tua paranoia e darti nastri che non ascolti e guardare film bellissimi e guardare film orribili e lamentarmi della radio e fotografarti mentre dormi e svegliarmi per portarti caffè brioches e ciambella e andare da Florent e bere caffè a mezzanotte e farmi rubare tutte le sigarette e non trovare mai un fiammifero e dirti quali programmi ho visto in tv la notte prima e portarti a far vedere l’occhio e non ridere delle tue barzellette e desiderarti di mattina ma lasciarti dormire ancora un po’ e baciarti la schiena e carezzarti la pelle e dirti quanto amo i tuoi capelli i tuoi occhi le tue labbra il tuo collo i tuoi seni il tuo culo il tuo sedermi a fumare sulle scale finché il tuo vicino non torna a casa e sedermi a fumare sulle scale finché tu non torni a casa e preoccuparmi se fai tardi e meravigliarmi se torni presto e portarti girasoli e andare alla tua festa e ballare fino a diventare nero e essere mortificato quando sbaglio e felice quando mi perdoni e guardare le tue foto e desiderare di averti sempre conosciuta e sentire la tua voce nell’orecchio e sentire la tua pelle sulla mia pelle e spaventarmi quando sei arrabbiata e hai un occhio che è diventato rosso e l’altro blu e i capelli tutti a sinistra e la faccia orientale e dirti che sei splendida e abbracciarti se sei angosciata e stringerti se stai male e aver voglia di te se sento il tuo odore e darti fastidio quando ti tocco e lamentarmi quando sono con te e lamentarmi quando non sono con te e sbavare dietro ai tuoi seni e coprirti la notte e avere freddo quando prendi tutta la coperta e caldo quando non lo fai e sciogliermi quando sorridi e dissolvermi quando ridi e non capire perché credi che ti rifiuti visto che non ti rifiuto e domandarmi come hai fatto a pensare che ti avessi rifiutato e chiedermi chi sei ma accettarti chiunque tu sia e raccontarti dell’angelo dell’albero il bambino della foresta incantata che attraversò volando gli oceani per amor tuo e scrivere poesie per te e chiedermi perché non mi credi e provare un sentimento così profondo da non trovare le parole per esprimerlo e aver voglia di comperarti un gattino di cui diventerei subito geloso perché riceverebbe più attenzioni di me e tenerti a letto quando devi andare via e piangere come un bambino quando te ne vai e schiacciare gli scarafaggi e comprarti regali che non vuoi e riportarmeli via e chiederti di sposarmi e dopo che mi hai detto ancora una volta di no continuare a chiedertelo perché anche se credi che non lo voglia davvero io lo voglio veramente sin dalla prima volta che te l’ho chiesto e andare in giro per la città pensando che è vuota senza di te e volere quello che vuoi tu e pensare che mi sto perdendo ma sapere che con te sono al sicuro e raccontarti il peggio di me e cercare di darti il meglio perché è questo che meriti e rispondere alle tue domande anche quando potrei non farlo e cercare di essere onesto perché so che preferisci così e sapere che è finita ma restare ancora dieci minuti prima che tu mi cacci per sempre dalla tua vita e dimenticare chi sono e cercare di esserti vicino perché è bello imparare a conoscerti e ne vale di sicuro la pena e parlarti in un pessimo tedesco e in un ebraico ancora peggiore e far l’amore con te alle tre di mattina
e non so come non so come non so come comunicarti qualcosa dell’assoluto eterno indomabile incondizionato inarrestabile irrazionale razionalissimo costante infinito amore che ho per te."

[Crave- Sarah Kane]

12/16/2012

69. Sto tornando all'inizio

Dimmi i tuoi segreti
e fammi le tue domande
Ricominciamo tutto da capo.

Nessuno ha mai detto che sarebbe stato facile
è così un peccato dividerci
nessuno ha mai detto che sarebbe stato facile
nessuno ha mai detto che sarebbe stata così dura
portami indietro all'inizio.

Dimmi che mi ami,
torna e assillami
E corro verso l'inizio
correndo in cerchio, rincorrendo le nostre code

tornando indietro a quello che siamo


Nessuno ha mai detto che sarebbe stato facile
è così un peccato dividerci
nessuno ha mai detto che sarebbe stato facile
nessuno ha mai detto che sarebbe stata così dura

Sto tornando all'inizio



12/15/2012

68. Far finta

10 giorni a Natale.
Gente che riempie i negozi, come se presentarsi senza regalo è sintomo di negligenza nei confronti del prossimo e del rapporto creatosi.
Uomini con il cappello di lana e il cane in braccio che aspettano donne con il cappello di lana che acquistano brillantini argentati o dorati da spruzzare sul corpo, manco fossimo in 007 GoldenEye.
Commesse sull'orlo di una crisi di nervi e capireparti snervati dalla neve sciolta che entra e sporca il lindo pavimento carta da zucchero.

E poi vedi una coppia mano nella mano,
vedi una signora con il bastone che non riesce a camminare sulla neve e il marito che la sorregge,
vedi una coppia di filippini abbracciati come contorsionisti sulla metro,
vedi una ragazza che guarda con orgoglio il suo anello di fidanzamento,
vedi una famiglia che tenta di sederci vicino,
vedi un giovane scout in pantaloncini che aspetta la 13enne al portone,
vedi uno sbarbatello che ride leggendo un messaggio,
e vedi un vischio sopra di te nel chiosco dei fiori sotto casa.
E mi sono detta che forse è meglio far finta di nulla, guardare per terra, per non cadere, senza farmi troppe domande, senza osservare troppo e troppo da vicino, fare finta di nulla e presentarsi a mani vuote al nuovo Natale.

12/12/2012

67. Nel tempo

Era veramente affetto? E' stata solo la noia ad avvicinarmi al tuo pensiero?
So solo che non mi piace avere così tanto tempo, perchè poi, è inevitabile, ti ritrovi  da sola con tutti quei pensieri che hai sempre nascosto dietro ad altro.


Ti accorgi di volere qualcosa quando non ce l'hai più.

E' una frase vecchia quanto il mondo, ma è così vera che puoi raccontarla al cuore malconcio che ti sta accanto.

E' iniziata la stagione della neve a Milano. E a me piace. Perchè mi piace la neve e sentire il suo silenzio mentre sono sotto il piumone colorato a girarmi e rigirarmi e a stringere le gambe per ritardare l'ora di separazione dal mio letto. Mi piace perchè non devo usare per forza l'ombrello. E posso camminare in modo goffo e usare i miei piccoli guanti. Piccoli e accoglienti, come me. Piccoli, per una persona sola. Proprio come me.

Ti accorgi di volere una cosa quando ce l'avevi tra le mani ma poi ti è scivolata via per via dell' insicurezza, dell' impazienza, della stupidità.

Questa frase però non la vai a dire agli occhi tristi che non ti guardano più, perchè è vera e fa male.

Tutto ciò che fa male viene spostato, viene accantonato, perchè non si ha il coraggio, la forza e l'audacia.

Tutto ciò non verrà detto perchè non ha senso.

"E lontano lontano nel tempo
una sera sarai con un altro
e ad un tratto
chissà come e perchè
ti torverai a parlargli di me
di un amore ormai troppo lontano"

12/02/2012

66. Niente da fare

Si trova più gusto ad aspettare e poi ad assaporare il premio raggiunto o voler subito il gingillo riservato solo ai vittoriosi?
Sono sempre stata abituata a ricevere, ad aprire le braccia al primo sorriso ricevuto.
Non mi è mai piaciuto lottare, per pigrizia, per latenza, per scarsa autostima, che mi ha sempre fatto gettare la spugna prima di iniziare la lotta.
Non ho mai rincorso nessuno. Non perchè non ne avessi motivo.
Ma semplicemente per timidiezza.

Io sono una di quelle che appena si propone un gioco a tempo e ad eliminazione diretta dice "Io guardo".
Non mi è mai piaciuto aver fretta e le persone che mi mettono fretta.

Ma la pazienza d'altro canto non è un mio dono.
Sono proprio una brutta persona.
Non so aspettare ma non so correre per prendere quello che voglio.
Sono sempre stata una che mentre gli altri correvano, andava in disparte a guardare il tramonto e poi le stelle.
Le stelle. Sono tante, milioni di milioni.
"Seduta o non seduta, faccio sempre la mia parte,
sempre con l'anima in riserva e il cuore che non parte."
E forse il mio cuore non partirà mai.
Mi dispiace molto.

"E non c'ho fatto ancora l'abitudine
o forse mai ce la farò,
sarà che sono troppo sensibile 
o nella testa chissà chi c'ho."
Niente da fare, Charlie Brown! Milano, 02/12/2012

12/01/2012

65. Rewind/Forward/Pause/Erase

Ti ho visto ancora una volta ed è stato come se non ci fossimo mai visti.

Ho sempre pensato che fosse triste il modo in cui mi sono comportata. Come estranei. Come se te avessi una malattia e non potessi avvicinarmi pubblicamente a te.

Sei sempre stato "più", lo sai, anche se facevamo finta di non saperlo.
Anche se non mi piace vederti, non mi faccio mai sentire e sono scomparsa.
Mi piacerebbe pensare che quando ti rivedrò, ti rivedrò tra mille e faremo finta di non conoscersci.
Ci comporteremo da estranei. Come se non fosse accaduto mai nulla.

Sarebbe bello poter premere il testo rewind ogni volta che qualcosa non va come volevamo, poter mettere la virgola tra le parole esatte, sorridere sempre nella giusta angolazione e abbracciare nel momento più intimo.

Iera sera il mondo sembrava sotto,e io, con te, sopra tutti e tutto.
Il mondo, lontano, con le sue luci e i suoi suoni, senza paura e senza lontanza.

Sembrava di guardare la fine di un telefilm. E avrei voluto premere pause.

Ma ora non mi resta che premere il tasto forward , per correre e lasciare tutto dietro.

Aspetto che mi si plachino le onde dei miei capelli che cerco a fatica di mettere dentro il cappotto e la sciarpa.

Aspetto un cambiamento che mi faccia sbuffare di contententezza.

Aspetto che i panni scuri  si asciughino perchè non mi piace che tutti guardavano le mie collant viola.

Aspetto di non trovare mai il testo erase per per non cambiare mai idea su queste mie parole.


11/30/2012

64. Nè qui nè altrove

"Vorrei rivivere quel pomeriggio. E sai perchè?"

"Perchè?"

"Perchè quella è stata una delle poche volte della mia vita in cui sono stata perfettamente felice, e me ne sono accorta mentre succedeva"

[Carofiglio]

11/03/2012

63. E' la vita

E' la vita.
A volte credi che due occhi ti guardino e invece non ti vedono neanche.
A volte credi di aver trovato qualcuno che cercavi e invece non hai trovato nessuno.

Succede.

E se non succede, è un miracolo.

Ma i miracoli non durano mai.

O.Fallaci

11/01/2012

62. Hourglasses

1 novembre.
mi è sempre piaciuto questo mese, per lo stesso motivo per cui il resto del mondo non gli vuole bene.
Perchè è triste, brutto, lungo, freddo, fatto di pioggia, di ombrelli, borse pesanti e  colori scuri.

E' il 1 novembre e sono triste.
Non è vera tristezza.
E' solo che quando stai poco bene, quando sei portatrice sana di raffreddore, mal di testa, poca luminosità e scarsa voglia di farsi una risata, si è anche tristi.
Si sta male fuori, con il naso rosso e la bocca sempre aperta per respirare. Si sta male dentro, perchè non si capisce cosa manca per arrivare a quel poco che si cerca tutti i giorni, incostantemente, senza volerlo.

Non è tristezza, è malinconia per quello che aspetti e che non arriva.

E' il grigiore dell'animo che guarda fuori dalla finestra e vede una gru, a cui non è appeso nemmeno un palloncino colorato a cui vorresti aggrapparti per andare dove è facile farsi una risata.


9/15/2012

61. Tinkle tinkle little star

Oggi, dopo 17mesi e 4 giorni, ho disfatto l'ultimo scatolone marrone.
Quello chiuso per bene con lo scotch duro e con la scritta MILANO che avevo riposto dentro lo sgabuzzino con il pensiero "prima o poi lo metto apposto".

E invece non l'ho fatto.
Non l'ho fatto subito, nè dopo un po'.

Come con tutte le cose che sono pesanti e con cui non si ha voglia di confrontarsi, quello scatolone forse rappresentava la mia totale insicurezza e il mio perenne pensiero di tornare indietro.
è facile mettere in un ripostiglio un pensiero grave e marrone, pur di non averlo davanti la vista, pur di non ammettere a se stessi che non c'è nessuna soluzione, nessun lieto fine, nessuna gioia come l'avevi sognata.

è facile alzare bandiera bianca, pur di non giocare e di non mettersi con il cuore in mano a dire la verità. pur di non ammettere la verità.

Maledetto orgoglio.
Maledetto scatolone.
Maledetti ricordi.

Ma ora il tempo è cambiato, le giornate sono diverse e hanno un altro sapore e un altro ricordo.
Non è facile, ma diverso. Prendere in mano uno scatolone marrone così distante nel tempo e nella mente ha avuto il suo momento di malinconia, ma ha fatto capire quanto si è cresciuti e quanto si è maturati. A differenza di altri.

E così il ricordo ora è vuoto e attaccato al muro, pronto per essere buttato nel secchio della differenziata.
Al suo posto c'è una serie infinta di scarpe, ordiante per tipologia e per strade solcate.
e chissà quante altre strade prima o poi solcheranno, prendendo su altri, infiniti e altrettanto bei ricordi.

9/10/2012

60. E' una cattiva vita, Marie, che guasta i ricordi

Come glielo dici, ad un uomo così,
che adesso sono io che voglio insegnarli una cosa
e tra le carezze voglio fargli capire che il destino non è una catena ma un volo,
e se solo ancora avesse voglia davvero di vivere lo potrebbe fare,
e se solo avesse voglia davvero di me potrebbe riavere mille notti come questa ...

Come glielo dici dici, ad un uomo così, che ti sta perdendo?

-Oceano Mare-

9/09/2012

59. Le bonheur si je veux

Ho paura che un giorno,
dopo esserci tanto mancati,
ci chiederemo se potevamo fare qualcosa concretamente, invece di mancarci
senza fare niente.

-G. Carcasi-

Paris, Canal de St. Martin, April 2012

8/07/2012

58. Team Building


Ma sono io o è tutto il mondo attorno a me che è fatto male?
Sicuramente è la seconda opzione.
 
Se sono fatta male io, idea opinabile se non fuori luogo, è perchè mi sono dovuta abituare a questa società qualunquista e maschilista.
E dopo questo panegirico di parole, mi ritrovo a fare due conti.
 
Non c'è mai stata una singola persona qui dentro che abbia mai sopportato.
C'è sempre stato qualcuno che mi stava sul cazzo,per periodi più o meno brevi. Soprattutto lunghi.
E il metodo di persuasione personale è consistito in frequenti tic, occhi bassi, braccia conserte e risposte monosillabiche.
 
Ma tu, cocco mio, stai superando record indicibili.
Esclusa la possibilità che io sia poco paziente e poco professionale, il mio fascio di nervi salta ogni qualvolta apri bocca per parlare di fatti personali, per dare consigli invece di effettuare azioni e per quelle dita, prima o poi te le spezzo, che mi sfiorano.
 
Se sono venuta fin qui, non è stato certo per il contatto fisico al lavoro.
Quindi, tieni le tue mani sul mouse, lontane da me.
 
Per il resto credo di essere una persona open mind, socievole e portata per il team building.
Tra me e il mio pc.

8/05/2012

57. Barnum 2

Voleva dirgli dovremmo lasciarci, perchè non ci riesce di essere felici insieme, è stupido, ma è così, dovremmo lasciarci, ma non ci riusciamo, ci abbiamo provato, ma poi tutto torna come prima, non ce la facciamo, finisce che torniamo insieme e ricominciamo a farci del male, io non so perchè, ma è così, non siamo capaci a farci felici.

Ed è qui, come ha scritto S,  che si scopre l'importanza della punteggiatura, del punto soprattutto.

8/04/2012

56. La pace dei sensi

R:"Cosa hai fatto in quest'anno in cui non ci siamo visti?"
S:"...mi sono rotta un piede?"
R:"Ma ce l'hai il ragazzo o no?"
S:"Sinceramente, non mi interessa...non ho interesse per nessuno. E non ho voglia di riniziare a perdere tempo"
R: "allora le questioni sono due: o hai raggiunto la pace dei sensi o sei lesbica..."

Come se essere lesbica vuol dire non voler bene o non provare interesse per nessuno!
S non ha specificato che  non è interessata a nessun reagazzo, ma che non è interessata a qualsiasi persona che respira sulla faccia della terra.

Ma è così importante essere innamorati? è necessario avere un ragazzo? provare qualcosa per qualcuno?
andare in giro con i capelli in ordine ma i pensieri spettinati per un paio di occhi scuri?
è sempre necessario l'amore?
Credo che dopo tanto tempo perso dietro alla stessa persona per anni, la voglia un po' scompare, rimane solo l'abitudine, la quale si perde per le strade desolate e grigie man mano che i weekend passano lontani.

La pace dei sensi non è una buona cosa da raggiungere, soprattutto a 26 anni e prima di partire per 3 settimane in un tour de force oltre oceano. Essere lesbica è una frase omofoba e ignorante, che non merita un continuo.

Amare qualcuno è ben distante dall'essere interessate.
E se non ci si è visti  per un anno intero, beh un motivo ci sarà.

7/17/2012

55. Sessantasei e sto

Ognuno di noi è alla continua ricerca della propria dimensione.

Delle volte si tratta di una ricerca latente, indifferente, nella quale se scopriil risultato, ça va, altrimenti ça va  lo stesso. Altre volte invece è una ricerca esasperante, meschina, che ti porta via tutte le forze per fare qualsiasi altra cosa.

Non è detto che la si trovi.
Non è detto nemmeno che la si cerchi.

Può capitare di trovarts in mezzo a un concerto croato e di capire che quella non è la tua dimensione, di  chiedersi perchè sei lì o cosa ci fai o perchè sei con chi sei. Poi ti viene in mente che sarebbe figo scriverci un post ed esprimerti alla grande come in nessun altro modo ti possa peremettere.
Però sai che poi dovresti dare spiegazioni a chi legge.
E allora continui a dondolare un altro po' mentre le zanzare ti adulano come una dea greca per 66 volte.

7/13/2012

54. Caje Sukarije

Il lavoro nobilita l'uomo.

A me pare che il lavoro faccia solo impazzire l'uomo.
Impazzire è un termine troppo generico e mal usato.

Il lavoro fa tribolare l'uomo. Lo fa trottare. Lo fa perdere.
Gli fa dimenticare tutto: gli occhi, il sorriso, la spensieratezza e gli obiettivi di vita.
Forse la sto facendo troppo tragica, ma ce l'hanno disegnata troppo dorata in piccola età.
Soldi, responsabilità, possibilità di fare quello che si pareva, oro, liquidi e gioielli.

Io di tutto ciò ho visto ben poco.
Solo un paio di occhiaie più vistose e un sonno alle 22e05.
E questa canzone che mi fa proprio venire in mente il ritmo giornaliero che opprime.

7/06/2012

53, Mi ama, non mi ama, mi ama, non..

Milano suscita da sempre sensazioni diverse e opposte, illusorie e mai durevoli più di una serata.

Milano ti accoglie con follia, maleducazione, nervosismo e ti abbraccia in un grigio plumbeo che ti fa storcere la bocca. Poi ti culla nei brevi piaceri di un aperitivo o di un concerto con un'acustica a tratti ineccepibile.
Ti schiaffeggia il mattino dopo con una luce che ti fa indossare gli occhiali da sole fino alle 21 per quanto è fastidiosa. Ti illude di farti consoscere gente interessante e piena di vita, ti lascia solo una mattina qualunque nel dolore e nella solitudine dei tuoi pensieri.

Milano sembra che faccia di tutto per farti dire ti odio. Per farti cercare nuove possibilità. Per farti tornare dove l'ambiente ti sembrava più facile. Milano non ti fa scegliere, e lei che ti sceglie. Ma cerca in modo subdolo di tenerti, di farti dire "adovo Milano!" con quel tono da checca-finto snob-mi piace la musica indie-indosso la Luis Vuitton perchè Milano è moda.

Forse non sa nemmeno lei cosa vuole. E' come una 15enne innamorata pazza del rappresentate di istituto che però dice alle sue amiche che mai e poi mai potrebbe piacerle quell'essere brufoloso.
Ma intanto la notte pensa a lui.

Ti insegna tanto tutti i giorni.
Ti fa alienare, ti fa odiare tutti, ti fa maledire il primo regionale preso, ti accarezza come nessuno mai, non ti lascia, e ti dà un calcio in culo ogni volta che ti fa scendere a compromessi.
Ma poi con i sensi di colpa, ti riprende e ti strappa un sorriso sotto le stelle luccicanti di smog e ti fa dire "però stasera questa città è proprio bella".

7/03/2012

52. Stranamore

Avete presente quel programma degli anni '90 con Alberto Castagna che raccoglieva le pietose richieste degli italiani innamorati e lasciati ad un tratto, senza un vero perchè, con il fazzoletto in mano, mentre l'altra metà rifiutava pure di vederlo??

Era un programma molto visto, forse l'unico visto su rete 4, dopo i film di serie B con la Fenech l'estate all'una di notte.

Del programma mi piaceva la sigla dei Beatles e quel fantastico camioncino bianco con la scritta gialla e rossa.

A presentarlo c'era Alberto Castagna con l'immancabile baffo folto e il cappellino blu di lana per le sue trasferte nei luoghi colmi di amore e tristezza.
Mi piaceva pure il momento in cui la telecamera inquadrava la porta da dove sarebbe dovuto entrare la metà della mela pronta a ricongiungersi con l'altra metà della mela.
E se non si presentava era tutto un "uuuuh,è giusto" o un "eeeehhh, pora cocca!l'ha lasciata. c'avrà un'altra sicuramente".

E così si passava la serata in compagnia del dottor Stranamore che faceva fare pace alle coppie o confermava e testimoniava la fine di quel piccolo grande amore, che forse amore non era.

Alla gente piaceva. Perchè alla gente piace l'amore, le storie triste e quelle romantiche.
Perchè non si sa fare gli affaracci proprio (io in primis), perchè vuole sempre mettere le mani in attività altrui e nascondere le proprie.

Non si ha il coraggio per sè di compiere quel gesto che può cambiare la propria esistenza, ma si è sempre i primi a commentare le attività altrui. E poi ci si scandalizza per un paio di corna o per un racconto troppo spinto, e ci si inibisce se uno si avvicina.

La natura umana è molto semplice, in fondo.
Ama farsi i cazzi altrui, tralasciare i propri e lamentarsi con gli altri per la vita arida e frigida che si conduce.

Oppure ci si mette un paio di baffi folti e si fa l'Alberto Castagna con i sentimenti altrui, per poi rimanere soli dentro un camioncino bianco con la scritta gialla e rossa ad ascoltare i Beatles.


6/30/2012

51. La teoria

"Ho una teoria. Credo apprezzabile. 

Ognuno di noi ha un gene. Non ereditario. Tale gene nasce in te e cresce con te, è dovuto al tuo background, a ciò che ha caratterizzato la tua infanzia, i giochi con cui hai passato più tempo, i cartoni che vedevi in tv, le cicatrici dovute alla curva presa male con lo skate, i tuoi amichetti con i quali gareggiavi a chi urinava più a lungo, fino alla dolorosa scoperta che la maggior parte delle volte la facevi perpendicolare alla terra ( quando eri fortunata!). Ma tale gene si è nutrito anche di tutto ciò che non ha colorato la tua infanzia, ad esempio i pomeriggi passati in oratorio, i pomeriggi in discoteca a nasconderti dietro le colonne, i campi scout nella natura selvaggia e incontrastata, i giochi selvaggi a cercare le streghe nelle case in collina, le ore passate a pettinare la criniera del mio piccolo pony, tutte le volte che sei caduta in un tombino. Ecco, il gene si è nutrito di te, in toto.


E questo gene si manifesta un bel giorno, quando meno te l’aspetti, quando incontri un bimbo poco più alto di te che ti fa battere il cuore ogni volta che ti tira i capelli. E continua ad accompagnarti al liceo, all’università, al lavoro, alle poste, no alle post no, perché se ti accompagna alle poste, vuol dire che hai un gene necrofilo. Non te ne accorgi subito, ma una sera, in giro, mentre stai per addentare un prezioso pezzo di panna cotta ai frutti di bosco. È in quel momento, quando stai per affondare il cucchiaino, che ti accorgi della tua corposa collezione di “ex amici” tutti, o quasi, stranamente simili.E quando torni a casa, mentre ti strucchi, tiri le fila, o fili la lana, come diceva una mia amica.

 Mori, con uno spiccato buon senso per la musica, occhiali da vista, ma ogni tanto per darsi un tocco di presunta intelligenza ( in realtà assente), savoir faire, buona parlantina, sorriso accattivante, battute deliziose, cultura vasta, chitarra sulla spalla e “altre doti capaci di far sbavare anche la parte più frigida racchiusa in ognuno di noi [cit.]”.
E fin qui tutto bene.
Non potresti mai immaginare che dietro a tutto ciò si cela un CASO UMANO! 
E invece sì, alti come un bonsai, canottiera invernale, infogati con la politica, credenti anche della più piccola parola scritta in aramaico, ebraico e latino su pietra, argilla, papiro, pergamena e infine carta ( ndr: Bibbia), esploratori dei fiumi e dei boschi, professori dell’ Estote Parati, amanti dell’ultimo gioco con streghe e folletti, incontrastati vincitori delle serate sprecate a giocare a Risiko!, visitatori folli di tutti i link attinenti all’ informatica, elettronica, scienza, tecnologia, magici esperti di qualsiasi cosa nerd.

Ecco, signori e signore, il gene del caso umano!


E io modestamente ce l’ho.


Ognuna di noi ha questo gene, non del caso umano, ovvio, ognuno ha il suo.


C’è chi ha il gene del tamarro, chi il gene della persona con difetti linguistici, chi il gene dell’ariano, chi quello del musicista maledetto, chi quello dell’amico, chi quello del pakistano, ecco.Poi ci sono anche le più fortunate, che hanno più geni, ma su questo non ho ancora approfondito.
Si deve imparare a convivere con questo gene, si deve abbracciarlo e andarci a passeggio in giro per le piazze, sotto i portici, per i parchi, per le discoteche, per i corridoi di ingegneria e di fisica, per i discount. Lui è in te per un motivo ben preciso: per aiutare a salvare il mondo, per fare del nostro pianeta a better place, come diceva Maicol.Te hai il dono di accumulare più maschi possibili della specie a te assegnata e cercare di educarli, cercare, però, non cambiarli, non farlo! potrebbero diventare cattivi: ATTENZIONE! Sono una categoria assai pericolosa, non devi dargli troppa confidenza però, devi ricordarti che te sei tipo Buffy, l’ammazzavampiri, sei la prescelta ecco [cit.]


Ognuna di noi è la prescelta! Quindi non ci si deve abbattere se il tuo piccolo cuoricino e il tuo immenso cervello ti hanno fatto perdere la ragione per l’ennesimo tuo caso umano, è la selezione. 

Selezione naturale.
 E devi essere forte e determinata, perché sai come è ogni mattina, in Africa, quando sorge il sole, una gazzella si sveglia e sa che dovrà correre più del leone, o verrà uccisa. Ogni mattina, in Africa, quando sorge il sole, un leone si sveglia e sa che dovrà correre più della gazzella o morirà di fame. 

Ogni mattina non importa che tu sia un leone o una gazzella, l’importante è che tu sappia che sei la prescelta, la migliore nel tuo campo, grazie a quel cazzo di gene del tuo background.


amen"



post del 11.01.2010

6/29/2012

51. Il dono

Ognuno di noi ha un dono.

Io ho il dono che mi piacciono sempre quei tipi accessibili, ma che io faccio diventare i più inaccessibili dell'universo, manco fossero dei modelli di alta moda o ricercatori con un QI pari a 200.
Ma il dono non si ferma qui.
Il dono comprende anche che io mi accorga dell'infatuazione quando si presenta una terza persona interessata al caso umano e che, magistralmente, riesce ad adescare il suddetto adone.
E io divento amica di questa terza persona, le dò consigli, suggerimenti, cucio, faccio e disfo perchè sono un animo puro che non si mette in mezzo a due che si amano.

Infine il dono comprende che io diventi soprattutto l'amica del coglione di turno, quel coglione che è interessante solo per chi vive in un centro sociale e simpatico come un toro appena incornato.
Io so diventare più che una sua amica.
Io so diventare il suo compagno di stanza, a cui racconta slinguazzamenti, delivery, serate e porcate varie.

Questo rapporto poi si ridimensiona quando i due si mettono assieme e io corro per strada come un'eroina romantica, che ha portato avanti il suo compito in modo fiero e coraggioso.
Mentre loro limonano in modo appassionato ogni qualora sia possibile, l'eroina, io, scrive patetiche frasi e patetici post sul blog.

Innamorarsi dei tipi più fatiscenti non è sempre la cosa migliore da fare.
Delle volte è preferibile prendersi una bella cotta per il modello D&G o per l'elettricista del calderabusinesspark.

O sarebbe meglio non infatuarsi di certi tipi.

Ma quella è un'altra storia. Una vera teoria. A breve per tutte le sfigate.Pardon, per tutte le eroine romantiche.

51. Batch input

"Scrivi mille post e poi li spari uno al giorno in modalità batch input"

Uh, di tempo ne ho tantissimo per scrivere mille post.
Ho così tanto tempo che ho messo in ordine i libri per colore.
Ho imparato a fare le punture.
Ho visto già cinque stagioni di un telefilm e letto un libro di 423pagine.

Però se la noia è tanta e aumenta in modo proporzionale al caldo di questi giorni, mancano gli argomenti di cui parlare e di cui scrivere.

Potrei parlare di bisteccolandia, il ristorante a forma di cappello di cowboy, potrei parlare dei giocatori dell'Italia che hanno un'età media di 28anni, una media più alta rispetto all'età media della squadra tedesca (24 anni).
Potrei raccontarvi l'antica arte dell'origami o dell'uso dei ricchi napoletani di una volta di pagare due caffè, uno per sè e uno per chi non se lo poteva permettere.
Oppure di come non far entrare aria nel mascara o come eliminare il rossore della pelle con un primer verde.
Il caldo del pc che ustiona le gambe e la ventola che ventola quando vuole.
O di come rendere fiabesco un antico mobile vetrato.

O povera me, sto vedendo così tanti programmi televisivi e tutti sullo stesso canale che penso che quando mi toglierò il gesso, con quello che rimane potrei farci un pratico porta candele ecologico a forma di piede da usare come bomboniera alla comunione dei cugini.

6/27/2012

50. Rimane la cera e non ci sei più

Che non aspettavo di rivederti.
Ora.
Dopo tutto questo tempo.
Dopo tutte le parole.
Le mie parole.

Avrei voluto fa finta di nulla, parlarti delle mie solite figura di merda nella metropoli che se ne frega, che anche in questo mondo però c'è un animo buono, che ho sperato a lungo di ritrovare i tuoi grandi occhi marroni sotto casa.
Ma non li ho mai trovati quando speravo.

Poi, ad un tratto, ho smesso, presa da altri pensieri da cui mi sono fatta prendere.
Perchè faceva male, come quando appoggi il piede sbagliato sulla strada dissestata.
Come quando metti l'alcool su una ferita ancora aperta, anche se pensavi che si fosse rimarginata.

Chissà se anche te hai mai provato quello che ho provato io.
Ma non lo so, perchè non ti sei mai fatto trovare.
Perchè non ci sei mai stato nonostante le frasi, le carezze e le promesse.
Come il disinfettante che se non lo prendi in tempo, scivola giù e non lo trovi più, ma rimane solo un grande bruciore.

6/23/2012

49. La stellina di nonna

Sarà il caldo, la pochezza di taluni, la scarsa voglia di muoversi dal letto e di staccare il ventilatore.
Saranno stati i discorsi di ieri sull'Abruzzo.

Ma mi torna in mente il tuo sorriso, la tua fossetta in mezzo alla gola.
Mi tornano in mente le tue patate al forno croccanti e galleggianti nell' olio.
Il tuo passarmi i soldi di nascosto dalla mamma.
Il chiamarmi senza farti sentire dagli altri per farmi vedere le tue foto in bianco e in nero di quando eri felice e giovane.
Mi mancano i tuoi occhioni piccoli languidi quando ripartivo.
Mi mancavano i tuoi bicchieri pieni di acqua calcarea del rubinetto e il tuo lamentarti del caldo.

Mi manchi tanto.
Vorrei tanto racconti di cosa faccio,di cosa penso e sentire i tuoi consigli sui ragazzi, che mi davi quando ancora non ci pensavo.
Sentirti dire che mi trovavi più grande e sentirti chiedermi quando sarei tornata.

Stare sul balcone del quinto piano a Chieti a vedere gli autobus che passavano e a prendere l'aria fresca guardando la Maiella. Sentirti sorpresa quando mi ricordavo di chiamarti.

La tua guancia fredda prima che ti portassero via, prima che il trapano chiudesse quella scatola marrone.

Mi manchi e mi vieni in mente oggi, nel nulla, in una giornata piena di nulla, se non della tua prima fede che mi regalasti e che ho ritrovato in mezzo ai tuoi baci sulla guancia forti e appiccicosi. c


6/22/2012

48. L'unico fascino del passato è che è passato



Al passato non gliene frega nulla di come stai.
Se vuole tornare lo fa senza chiedere né permesso né scusa.
E non lo fa in modo dolce o delicato, ma brutalmente e senza ritegno.
E’ violento, cattivo, sporco e doloroso.
E non sai come reagire.
La fine di un rapporto d’amore, d’amicizia, di collaborazione, di lavoro non ha mai lati positivi.
Anche se le tue amiche ti dicono “meglio così..meglio che lo hai scoperto ora che dopo..” o “ti sfruttavano..non avevi più una vita”.
Sono tutte bugie che ci diciamo perché non si sa cosa dire o perché si pensa veramente.
Ma la questione era che sarebbe stato meglio che non finisse, che si trasformasse in qualcosaltro, che sarebbe diventato un te ed io, e non un loro due.
La vita non è sempre generosa, delle volte non fa sconti e ti fa sudare.
E te non devi fare niente. Perché non c’è niente da fare.
Solo evitare di guardare il soffitto ascoltando musica triste.
Ma forse è meglio se lo fai, magari con in mano un barattolino e con l’altra un cucchiaino.
Sappi però che alle 4 di notte verrai svegliato  da un attacco di colite.
Così mi hanno detto, io non lo so.

6/12/2012

47.Mi ritorni in mente

Arriva un momento nella giornata di una settimana di un mese indefinito, senza alcun motivo in particolare, in cui ti torna in mente.

E non puoi fare nulla per togliere quella strana sensazione che ti cade addosso perfettamente come un cappello di paglia nelle spiagge del Salento.

E ti rimane dentro anche quando ti rannicchi nel letto a fissare il vuoto.

La chiamano malinconia.

"è uno strano destino quello della malinconia. Prende anche se hai tutto.
Il viso non mostra segni di sofferenza [...] Se sei triste e stai soffrendo, dentro, nessuno capisce, nessuno ti crede: tutti pensano che sia una posa [...]"

Poi passa. Dopo un po', ma passa.

6/07/2012

46. E porta via con sè anche il meglio delle favole

"Una ragazza alla soglia dei vent'anni è ancora poco più di una bambina capricciosa con la pretesa, dentro la sua piccola testa, di dominare il mondo
e naturalmente anch'io ero così.
E per questo la maggior parte del tempo ero scontenta e irritata senza capirne la ragione.
Forse è un problema di ormoni.
Succede però che quel disordine ormonale produca una sensibilità straordinariamente acuta. è un momento di splendore molto breve, che dura il tempo di un arcobaleno.
E per di più, sono poche le persone in grado di percepirne il profumo."

E mentre vivo questi miei vent'anni e poco più in là con questi sbalzi d'umore che piacciono poco agli altri ma sai che problemi, si alzano le spalle e si pensa "uff", continuo a piangere tanto, mangiare tanto, dormire tanto e a mettermi tanto profumo.

Era il 2009.
Ho ancora vent'anni e poco più in là e un diverso modo di vivere.
No, non è vero. E' il 2012 e delle volte è come il 2009.

6/04/2012

45. La vpn non va

Svuotata.
Demotivata.
Sconsolata.
Le speranze di crescere e di vivere in un buon ambiente sono ormai scomparse.
Non ho voglia domani.
Non ho voglia di rivedere nessuno. Di sentire nessuno.
E non credo di meritarmi tutta questa indifferenza e questa saccenza in cui mi ritrovo.
Posso veramente sfogarmi? Non credo proprio.
Posso veramente dire ciò che penso? Si rivolterebbero tutti contro, a partire dall’ultimo della piramide.
Io so solo che non ce la faccio più, che li conosco i miei limiti ma che non c’è necessità di sottolinearli in modo così eccessivo.
Io so che non so, ed è per quello che faccio domande e chiedo. Ma non ottengo risposte.
Io so che devo crescere, ma se te non te ne accorgi di chi sta sotto di te, io da sola non ce la faccio.
Forse è solo il caso, la prima volta, capita a tutti.
Ma sono sicura che iniziare così ti fa sentire veramente le scarpe pesanti e non ti fa avere voglia di vivere.

5/31/2012

44.Come Sopra, così Sotto. La creazione delle fondamenta delle Nuove Vite

Capita, delle volte, almeno una volta nella vita, non sentirsi a proprio agio.
Non solo in un locale, in un ristorante, in una strada, in una città.
Non ti senti a tuo agio nella vita.
Non c’è una cosa che ti faccia sorridere a lungo e con sentimento.
Mi manca tutto.
Mi mancano i miei amici.
Mi manca come mi facevano sentire.
Mi manca come mi facevi sentire te. Ma anche te, te e te.

Mi hanno chiesto “che ti manca?”
Sarebbe una lista infinta. La posso racchiudere in una parola: serenità.
O forse sicurezza, o forse sorriso, un ritorno, uno sguardo, una birra.
Mi manco io come stavo prima.
Sarà solo un periodo. Sarà che quando stai poco bene, pensi a cosa avevi prima, come se quello che avevi prima fosse fondamentale. Fosse l’unica cosa che ti faceva vivere.
Ma non è così.
Se è passato vuol dire che è finito.
E la vita, la felicità, se stessi non finiscono.
Quindi non sono collegate le due cose.
Anche se lo pensi, anche se lo credi, anche se ne sei sicuro.
Prova comunque ad andare avanti.
Prova comunque a riacciuffare quel sorriso.

Io non so quale sia la soluzione.
Non credo che sia il mojito. Anche perché prima non lo bevevo.
Io so solo che ora non mi piace nulla. Non mi piace il lavoro, l’ambiente lavorativo, non mi piacciono le persone, non mi piace la stanza, non mi piace scrivere, non mi piace esse.
Io so solo che dovrei fare qualcosa, ma non so cosa.

5/29/2012

43. Accetta il consiglio

Quando una persona non risponde ad una tua domanda, probabilmente, la risposta è troppo difficile da ammettere o troppo dolorosa da ammettere.
oppure non si fida di te.
non te la vuole dire.

Non ci vuole tanto a capire che devi lasciarla stare.
Se vuole, verrà da te.
Se non verrà, comprendila. Accettala, almeno.
Non insistere.

Perché dici la verità, perché dici ciò che non è comodo, perché non vuole condividere il pensiero con te. I motivi sono tanti.
Il da fare è unico.

Accetta il consiglio.

5/28/2012

42. La prima impressione conta

Il consiglio è quello di non fidarsi della prima impressione che si ha di una persona.
Ma di dargli sempre un'altra possibilità, perchè sono diversi i fattori esterni e interni che possono influenzare i comportamenti di entrambi le parti.

Io invece penso che bisogna fidarsi della prima impressione.
Perché se dai l'immagine di un fetente è perché sei fetente davvero.

E te caro mio sei fetente proprio tanto.

5/27/2012

41. Non puoi decidere con un addio di non vedere più una persona

Non puoi decidere con un addio di non vedere più una persona, perchè ti verrà a cercare nei sogni, o cosa peggiore, nei ricordi.

Da qualche parte l'ho letta, forse, sicuro su facebook.
E aggiungerei che facebook non aiuta nel lento e doloroso processo della dimenticanza.

Non si dimentica mai nessuno. 
Soprattutto se quel nessuno è stato vitale e fondamentale in almeno qualche minuto della tua esistenza.
Se poi qualche minuto equivale a mesi o ad anni, beh, sei abbastanza fottuto.

L'inizio è la parte peggiore, abituasi a non vivere più nell'abitudine di parlare-messaggiare-sorridere-divertirsi-pensare con lei. Vedere un qualsiasi dettaglio e pensare alle sue parole o alla sua espressione.
Poi capita che continui comunque a vivere, ad ascoltare musica, a passare pomeriggi della vita senza trovare riferimenti. E senza nemmeno farci caso, non soffrire più, non pensare più, non guardare più la skyline fuori dalla finestra e rimanere fissi a pensare a cosa starà facendo, con chi, se è più felice ora che voi non siete più noi.

Poi capita una foto su facebook, un tag sbagliato, una nota lontana, un messaggio in archivio, di ritrovare la vostra cartella di foto e lettere. Poi capita di fare la domanda sbagliata e venire a conoscenza che l'altra parte chiede di te. Che vuole sapere come te la passi, con chi stai, se ogni tanto pensi a quei pomeriggi e a quelle chiacchierate.

E ti ritrovi a fissare il cemento della strada, a ricordarti che il tempo è comunque ciclico, che il sole ogni tanto non c'è, e a non sapere cosa fare.

So solo che entrambi vogliono sapere dove sei e come vivi.
So solo che però nessuno chiama. 

5/06/2012

40. Ecco la verità sulla verità: la verità fa male. Per questo mentiamo.

Una volta lessi che Partire è una sconfitta.
E che i ritorni sono sempre difficili.
Che torni con tante domande.
Con molti dubbi.

Io penso che anche se non torni, le domande e i dubbi restano.

La verità è difficile da farla andare giù.
Ha un sapore più amaro del colluttorio del dentista.
Scappi pur di non ingoiarla, ma lei rimane e ti perseguita, latente, in tutti i posti che visiti.
Ti bracca.

La partenza è quasi sempre una necessità.
Ma non c'è l'obbligo di tornare.
Il tuo sogno può trascinarti ad andare più in là, le tue necessità ti possono portare ad andare oltre.

La verità fa male, perchè allora la cerchiamo in modo quasi disperato?

5/05/2012

39. Era il maggio odoroso

Piove.
Piove tanto.
E io dovrei uscire. Ho da fare.
Tutto quello che non posso fare durante la settimana. Tutto quello a cui penso durante gli altri giorni, e che ritengo possa salvarmi dalla quotidianità.

E invece sono davanti alla finestra a misurare i millilitri di acqua sporca che scendono giù e che bagnano questa città. Che la puliscono, la svuotano dei pollini e dalle folle impazzite dallo shopping.
E penso che è già maggio, il secondo.
Il maggio odoroso di cui parla Leopardi, mentre riflette su Silvia che era solita menare così il giorno.

Anche io lo meno come fa lei.
Pensando a ciò che non ho, a ciò che vorrei e a come starò.
Silvia di Giacomo era una grande paranoica, che si faceva pippe mentali tutto il dì mentre faceva il punto a croce, e che muore, debole, senza aver concluso mai nulla.

Oggi è maggio odoroso. Odoroso di pioggia, di zenzero e vaniglia.
Silvia era delle Marche. Silvia è solita menare il giorno uccidendosi di pensieri. E cercando di spostarli più in là. Come se avesse i superpoteri.

Cerca di vedere il lato positivo delle cose, ma non lo trova.
Ascolta canzoni che la riportano sugli anni andati. E sente che le cantano che non è facile, dovresti credere, sentirti qui con me.

Appena sentirà sua madre, Silvia le dirà che, se dovesse esserci un'altra vita, non deve assolutamente pensare di dare il nome Silvia a sua figlia.


4/21/2012

38. Ma un infinito di passioni può concentrarsi in un attimo come una folla in un piccolo spazio

Madame Bovary.
Mi ha accompagnato sulla rossa, sulla verde e sulla 72.
A letto poche volte.
è stato un libro sofferto. e mi ha lasciato insoddisfatta.
Proprio come Madame.
E mi fa pensare che sono un po' come lei, eternamente insoddisfatta di ciò e sempre desiderosa di ciò che non ho.
Però non sono così stronza ed egoista.
Non mi è mai stata simpatica, da quando l'ho intravista nella casa in campagna del padre, dalla sua apparizione fatale ed eterna. Già una così, non mi piace.
E poi questo suo eterno rincorrere l'amore perfetto, quel suo scrivere lettere d'amore, quelle sue richieste oltraggiose e incuranti degli altri e dei loro sentimenti. Solo capricci. Solo voglia di sentirsi amata e rispettata per ciò che non era scritto nel suo destino.

Nonostante ciò, il libro è proprio una perla. Una perla che parla del fallimento esistenziale, di come sia facile rimanere soffocati dalla mediocrità e dalla vita e di come sia facile divorare se stessi e di come l'amore possa essere non compreso, non ricambiato e, spesso, includente.

Ma alla fine mi viene in mente che è difficile prendere un gatto nero in una stanza buia, cara Madame e cara S.

4/16/2012

37. L'amore quando c'era

"Ho imparato che i bambini possono imparare prima di te (che non l'hai ancora imparato) a usare l'IPad.
Che il vino bianco non è poi così male.
Che tutto (tutto il bene, tutto il male) dipende da noi, da quello che abbiamo dentro quando ci arriva addosso.
Ho imparato, soprattutto, che l'amore è meglio quando c'è.
E che se hai amato una sola persona nella tua vita, se solo una volta hai avuto quella certezza, ti conviene non entrare mai più in contatto con quella persona.
Ma se adesso ti sto scrivendo, mi sa che no: questo non l'ho davvero imparato."


C.Gamberale

4/15/2012

36. Come stai

Dario canta che come stai è la frase d'esordio del mondo.

Tutti rispondono bene o male o alzano le spalle.
e poi partono le lamentele sulla quotidianità, sul lavoro, sulla famiglia, sui soldi che non bastano, sullo spread.
E da queste risposte mi accorgo che vivo in un mondo di grandi.
Vivo in mezzo ai grandi.

E mi accorgo che anche io oramai rispondo allo stesso modo.
Quando mi chiedono come stai, non rispondo più normale, non rispondo più con il silenzio.
Mi accorgo che sono diventata grande anche io, ma per osmosi, non perchè lo sia veramente.
In fondo sono sempre la stessa. Sto normale, la vita è diversa, è cambiata, ma è uguale.
Il sole scende, sale la luna, la luna si abbassa sulle montagne e riecco il sole, quando le nuvole non lo nascondono per le sue 12ore. C'è la pioggia, tanta pioggia, il grigio che rende gli occhi grigi.
C'è la pozzanghera, il mal di testa al lavoro, il mal di testa nel letto, il mal di testa durante l'aperitivo.

Non ci sono più le lamentele su cosa indossare, su come comportarsi con il tipo che ti piace, non c'è più la lamentela sul mondo noioso che non dà input.

Mi avete fatto diventare grandi, senza che io lo volessi, senza che io me ne accorgessi.
Sono diventata grande, rimanendo comunque piccola fuori, rimanendo piccola dentro, facendomi dimenticare ciò che mi piaceva.

Sono diventata una che aspetta il weekend, e poi sta male.
Una che si accorcia la vita da sola, che non risponde agli stimoli, che scrive cazzate e che non pensa più.
Non pensa più come pensava prima.

Pensa da grande. E non lo sa fare. Perchè non sono grande.

4/14/2012

35. mettere un punto interrogativo a ciò che a lungo si era dato per scontato

Cambiare.
Sperimentare.
Provarci.
Non arrendersi.
C'erano mille motivi. Non ce ne era nessuno.
Erano motivi validi. Erano i soldi, la sfida, gli affetti, l'eroismo romantico che non porta mai a niente.
Milano ti prende i ti respinge. Ma lo fa senza manco accorgesene.
Ma tu te ne accorgi.
O sei sua. O non sarai mai sua.
Ho scelto te perchè eri lontana ma non troppo.
Ho scelto te per poter imparare a memoria le linee della metro, il posto più buono per fare l'aperitivo, dove andare a divertirsi, dove sentirsi soli con se stessi.
Non ho ancora trovato quel posto in cui stia bene.
La stanchezza è tanta.
La malinconia a livelli minimi.
I pensieri non finiscono mai.
La voglia di scrivere appassisce, ma la voglia di sapere è sempre sorprendente (la chiamerei stalking).
Mi sono trasferita qui,. Non è bello sempre. Non è mai brutto. è particolare.
è il PM10 dentro di te.
La borsa a mezzo braccio.
Il mojito che ha preso il posto dello spritz con i punkabbestia.
è il pensiero di te che mi ha lasciato.
è il mare che mi manca, e mi manca come mi fa sentire.
Sono i capelli sempre puliti ma mai in ordine.
è l'amore che tarda ad arrivare, sono gli occhi che non splendono più come prima, e sono piccoli e giù.
è la persona con cui parlare.
sono le persone con cui non voglio parlare.

Bisognerebbe fermarsi e capire dove si sta andando.
Mettere quel punto interrogativo a ciò che, a lungo, si era dato per scontato.
è un anno, e io un bilancio non riesco a farlo, perchè non mi trovo più.

4/01/2012

34. Io, te e l'Iphone

C'era l'amore ai tempi del colera, una volta.

C'è stato poi l'amore delle lettere su carta bianca, che si ingialliva un po' con il tempo, con quella scrittura pomposa e ricercata, quelle lettere belle in corsivo per chi sapeva scrivere e per chi sapeva leggere.

C'è stato poi il tempo dei bigiettini con le scritte d'amore e le dichiarazioni sui muri tra una manifestazione e un cannone.

C'è stato poi il tempo delle mele, con le cuffie grandi attorno alle orecchie e il ballo lento, mentre ci si stringeva come se il momento non sarebbe finito mai.

C'è stato il tempo dello squillo perchè mi pensi, uno squillo ti voglio bene, più è lungo lo squillo più mi pensi e mi ami.

Poi è arrivato msn, skype, facebook e twitter, il poke, il trillo e il minore di tre.

Poi è arrivato quel fottuto Iphone e a pranzo e a cena non si parla più, ma si controlla le notifiche su facebook, i tags più fighi e si deve scrivere dove si è collocati per far vedere quanto si è fighi e pieni di amici con una vita sociale all'avanguardia.

Ma perchè non ti trovi il cervello con quel fottuto Iphone comperato da mammà e papà ???

3/18/2012

33. Keep calm and write something

La consistenza e lo spirito di questi post non sono mai stati negati.
Si scrive quando le parole non riescono a raggiungere la bocca, quando il solo pensiero di quel suono ti immobilizza, quando sai che però un modo per sfogarti devi trovarlo pur di non implodere.
E pensi che una volta scritto, tanto vale farlo leggere agli altri. 
Gli altri leggeranno le tue parole dandogli un loro significato, che, forse, non è lo stesso che gli hai dato te.
Capiranno ciò che vogliono capire loro, confronteranno i tuoi pensieri con il loro quotidiano e te ti sentirai più sola di prima quando ti chiederanno perché hai scritto.

Se scrivi, se scrivo, se scriviamo con la motivazione di prima, vuol dire che non si devono chiedere poi spiegazioni, perché se si avesse avuta la forza di parlare, non si sarebbero sprecati digits così.
E io vorrei tanto scrivere di quella soggezione, di questa frustrazione, della scarsa autostima, di quegli sguardi e di quelle mezze battute che vengono fatte senza capire cosa producono nel cervello di un qualsiasi uomo affetto da stitichismo sentimentale per sè e per gli altri.
Perchè trovo difficile che una persona che non vuole bene a sè stessa possa voler bene agli altri.
Trovo difficile sopportare quegli sguardi da chi non conosce la parola inadeguatezza.
Trovo difficile cambiare e diventare capace di fregarsene, di non guardare mille volte se l'outfit è adatto e di non evitare di incrociare lo proprio sguardo allo specchio per non dover sopportare quell'immagine.

Troppo difficile.

3/14/2012

32. Lascia mettere agli altri gli orecchini pesanti

L'altro giorno mi hanno detto che non si può vivere pensando al venerdì.
Non è la prima volta che me lo dicono.
E tutti hanno sempre argomentato la loro frase, chi con citazioni più o meno grottesche, chi intercalando il discorso con degli epiteti coloriti, chi con gli occhi grandi guardando l'orizzonte grigio pensando a ciò che è e che vorrebbe che non fosse.

Io non ho mai smentito le loro osservazioni né, tanto meno, le ho appoggiate.
In entrambi i casi ho semplicemente continuato a masticare, per poi allungare un po' il collo in avanti e dire "Io, in realtà, aspetto il venerdì sera."

C'è chi può abbozzare mezzo sorriso a tale frase, c'è chi si può infervorare nei propri trip mentali, con la conseguenza di rovinarmi la pizza friarelli - salsiccia.
Lo so che non è questo è il modo di vivere.
Lo so che non dovrei fare la conta dei giorni, a partire da ogni lunedì mattina, dicendo "ah..è già lunedì...è già martedì...il mercoledì si scavalla la settimana..."
Però lo faccio, perchè mi fa ridere e mi dà la forza di andare avanti in questo lavoro che raramente mi stimola, ma che per me rappresenta una sfida. Un lavoro che il più delle volte mi demoralizza per via di alcuni comportamenti e altre volte mi dà soddisfazioni, se pur piccole e insignificanti agli occhi altrui.
Un lavoro che forse può essere la svolta, o che forse sarà solo un inizio per dare il continuo ad una vita fatta di raccolti di cime di rapa nelle campagne del centro sud.

Non sono buoni i motivi che ho per argomentare ciò che penso e ciò che dico, ma non sono mica un giurista che deve per forza controbattere ad ogni singola frase.
Lo so che non è un bene continuare se per me è solo continuare, e non vivere.
Forse sarò masochista o solo sciocca, ma io so che voglio continuare per questa strada, e so che arriverà, a breve, un qualcosa che mi faccia pensare "oh che bello, oggi è mercoledì!"

E probabilmente sarò tondo, con pomodoro e mozzarella. Doppia, grazie!

3/11/2012

31. Le donne lo sanno (numero 1)

Esistono tanti tipi di uomini.
Esistono tanti componimenti scritti per loro.
Parole, frasi e di nuovo parole per descrivere il loro comportamento, la tipologia a cui appartengono, come si muovono, come riconoscerli.
Che dire... siamo forse paranoiche? dovremmo forse sentirci delle stalker perché vogliamo loro, parliamo di loro e siamo fatte di loro? dovremmo considerarci delle malate croniche se ci piace essere guardate da loro, se ci piace parlare di loro a profusione, nel tempo, sotto l'acqua, sotto il sole, a tavola, nella pausa caffè, in un ristorante all you can eat con matrimonio giapponese e nel letto al telefono con una malcapitata che aspetta solo il suo turno per parlare del suo nuovo pensiero?

Io ritenevo di essere una ragazza atipica, perché non guardo tanti i ragazzi attorno a me, sono più per la persona, che per il ragazzo. Io che non mi accorgo se uno è carino, se uno ha la camicia giusta o sta nel giro di amici adatti a presentare alle proprie amiche più o meno disperate.
Io guardo più i casi umani, di tutte le tipologie, per altro.

E invece no, ammetto, e ammettilo anche te, siamo tutte in una grande famiglia.
Una famiglia fatta di ragazze più o meno mature, che coprono svariati decenni, che si innamorano per un sorriso, per un orecchino al sopracciglio, per un completo Boggi, per quei due bottoni lasciati aperti, per quella curva della schiena, per quelle dita lunghe, per quei capelli che ancora coprono il capo, e poi c'è chi guarda il sedere.

Io, personalmente, vengo attratta in primis ( poi ho anche i secundis, i terzis, all'infinito) da quei ragazzi che sorridono con gli occhi.

Quindi, nella mia classifica:
1. Ragazzi che sorridono con gli occhi (ma anche con la bocca).
Questi ragazzi, solitamente, hanno occhi scuri, capelli scuri, delle belle mani, bei denti e senso dell'umorismo.
E hanno quel dono di sorridere non solo con la bocca, ma anche con gli occhi. Un sorriso sincero (sembra), che parte proprio da quegli occhi profondi e si estende per tutto il viso, mettendo in risalto le rughe attorno alla bocca, che altro non sono che una cornice a quel sorriso (bastardo).
E naturalmente TI sorridono. mentre cammini, mentre parli, mentre ti arrabbi, mentre bevi un succo di frutta anche se avresti voluto prendere una cioccolata. E te credi che quel sorriso sia solo per te, e nient'altro per te.
E inizi a fare pensieri meravigliosi, fatti di te e di lui, vedi già un cane, una casa in campagna, un camino, una bottiglia di vino, te strafiga e lui solo per te. Vedi viaggi, mani, nuvole soffici e sorrisi tra quello mai ricevuti e fatti.

Poi scopri che ha una figlia, e ti viene in mente che quel sorriso non era poi così speciale.

3/07/2012

30. Hai sentito la novità?

Mercoledì 07.03.2012
ore 7:47
dove: qui

Stavo camminando, mi dirigevo verso la metro e avevo la mente vuota.
Ero completamente alienata. Mi muovevo perché sapevo che mi dovevo muovere.
Ho guardato a destra alle strisce pedonali, perchè so che dovevo farlo.
Ho controllato l'ora, ho accelerato, perché sono sempre in ritardo,  ho controllato sul tabellone il santo del giorno e ho preso il quotidiano.

Poi ho acceso il cervello: "nono io così non ce la posso fare. non posso continuare a vivere sperando nel venerdì. io ci devo parlare. io gli devo dire che mi dà troppe cose e troppe responsabilità. gli devo dire che io non reggo. che io voglio vivere. gli dico che non ho le competenze che pensa, che non sono mica così confident come dico sempre. gli dico...sto filippino sempre davanti lo devo trovare, è di una lentezza esasperante.."

In metro poi, ricavatomi un piccolo posto dove stare in piedi su un piede solo e con un braccio alzato, ho aperto il giornale:
"LA LAUREA NON PAGA. la disoccupazione sale dal 18% al 20% in un anno. Torna a volare la cassa integrazione.Stipendi a picco e più precari. Senza lavoro anche gli ingegneri"

Continuo a leggere l'articolo, con tanto di grafici, di colori, di interviste.
La situazione sembra, ed è, tragica.
Si trova poco, quel poco è pagato male. Nessuno ci crede più. Nessuno crede più che la costanza e la premiazione siano premiate. La speranza muore e si mandano curriculum a destra e a manca, confidando comunque in una buona occasione di lavoro.
Si parla di necessità di collegamento tra mondo dello studio e mondo del lavoro, si parla di contratti a tempo indeterminato o interinale.
Si parla di lavoro nero.

Si parla che forse chi parla sono solo statistiche, rettori o sempre laureati con 110e lode.
Non parlano i veri studenti, non parlano i dottorandi e non parla chi il lavoro se lo inventa.

E parlo io che farei bene a non lamentarmi.

3/03/2012

29. Godo nel minacciare il sole con una pistola ad acqua...

Non dirò mai a nessuno quanto ci sono andata vicina
mentre correvo i pensieri
mentre scendevo le scale
mentre speravo di vederti davanti il portone di casa
beh, te sei andato  in basso e io sono andata in alto,
te sei andato a destra, io a sinistra

e mentre il sole saliva e scendeva battendo il cinque alla luna che mutava beatamente nell'oceano del blu
penso che avrei amato questo posto comunque come lo amo ora
ho solo subito un rallentamento
mi sono trovata solo rallentata
nei gesti, nei pensieri, nelle cose di tutti i giorni
ma non mi sono immobilizzata

te eri vecchio, io sono ancora giovane,
ma la nostra storia non è mai stata raccontata,
te eri il polo, io il centro del mio mondo,
sotto il piumone dal colore caldo,
fuori l'aria mi chiama e mi chiede un gesto
che te non vedrai

e tra un momento sarò a casa

2/19/2012

28. Chiedi alla polvere ( e all'aspirapolvere)

Lo so, sicuramente qualcuno, di più intelligente, di più carino e di più famoso, l'avrà già detto, ma, come dice Toto...lasciatemi cantare perché ne sono fiero!
Il weekend ormai è diventato sinonimo di pulizie e di Paolo Fox (anche), e quando Paolo ti mette in una posizione elevata, sono sempre grandi soddisfazioni.
E poi pulire delle volte è proprio bello!
soprattutto se hai la musica ad hoc alle orecchie!
Tutto quello spruzzo di Lisoform, quell'anti calcare che se ne scende per il tubo, quella spugnetta che chiede pietà per quanto la strizzi, quel mocho che dovrebbe essere cambiato e poi l'aspirapolvere che aspira tutto senza difficoltà e ti dà solo soddisfazioni!
Sono soddisfazioni anche quando fai la lavatrice a 90° e le lenzuola sanno di pulito e di buono.
Nonostante non sia sempre luccicante e splendente come quando pulisce la mamma, le piccole gioie te le guadagni anche così.

Ed è normale fare accostamenti con la propria vita...
Sperare che spruzzare più disinfettante sulla ceramica del bidet possa equivalere a disinfettare anche la propria vita da quelle persone che sono germi.
Sfregare con ardore la spugna metà gialla e metà verde sia uguale a sfregare quelle brutte espressioni e quei brutti grugni che vedi ogni giorno.
Vedere sciogliere le incrostazioni e poi sciacquare e mandare giù giù tutto è cancellare un ricordo e una frase e vederli allontanarsi assieme alla voce che l'ha detto.

Sarebbe un sogno che si realizza, ma queste sono solo parole che volano anche se scritte su uno schermo.
Sono parole che ognuno interpreta come vuole, digitate mentre si spruzza l'Oust anti odore sul divano e sul materasso, pensando agli errori, alla macchia che non se ne va, alle parole dette, non dette, espresse, non disinfettate.

Pulire dà soddisfazioni, ti rende le mani un po' secche se non usi i guanti e ti fa prendere anche grandi decisioni come "devo pulire ogni giorno, almeno un giorno sì e uno no, chiamare qualcuno che pulisca...ma cosa mangio oggi??"
Pulire la stanza o la cucina o il bagno ti fa pensare che forse è facile pulire anche la propria vita e il proprio cervello..ma poi ti ritrovi un capello biondo di una settimana fa, e capisci che solo la mamma sa pulire bene, e che nemmeno oggi mangerai le sue lasagne e le sue polpette!

2/12/2012

27. La vita è una canzone e tu la puoi fischiare

Chi non si è mai sentito triste per non si sa bene che cosa?
Non è proprio tristezza.
è quel senso che ti opprime un po', ma non troppo da impedirti di mangiare un po' di cioccolata.
è quel senso che ti fa scorrere il nastro della tua vita un po' indietro, fino a quando non si incastra in quel ricordo che fa male, ma che non va via, come una macchia di vino sul jeans.
è quel peso che senti nel cuore che ti fa ascoltare canzoni tristi che vorresti condividere con il mondo grazie ai moderni mezzi di facebook e twitter.
è quel freddo che non riesci a mandare via se non con una doccia bollente che ti profuma di buono e di pulito.

Ti rende il viso un po' più piccolo, un po' più pensieroso e non accade mai contemporaneamente a te e all'oggetto del tuo pensiero.
Che possa essere una persona, un pensiero, una malattia, un tifoso del Genova, una parrucca stravagante, un balbuziente timido, una mano che scende troppo, una voglia, un dubbio se anche te potrai mai cullare qualcuno di così piccolo nelle tue braccia.

Mi piacerebbe essere in grado di spostare i miei pensieri e le mie sensazioni in qualcosa di buono e dolce, come una canzone.
Quando ero piccola, componevo certe canzoni degne di Mogol. Erano piene di tuuu, di amoreeeee, di mioooo, di verdeee e di qualche altra parola stile montagne verdi.
Pensa quante canzoni ci sarebbero ora nella mia stanza, tutte suonanti quell'emozione momentanea o eterna che sia.
In gradi di far passare gli occhi rossi, la bocca tirata giù, e dal profumo di albicocca e dall'aspetto di ciliegia.

Oppure trasformarli in poesia, in rima alternata o baciata.
Poesie alla Gianni Rodari o alla Neruda è uguale, da scrivere su piccoli foglietti volanti e da regalarla a chi se le merita.

O in un piccolo gesto della testa che balla con il piede al ritmo della canzone che ti fa compagnia su tuo divano in una domenica pomeriggio dal cielo blu scuro e dalle tende fucsia, mentre trovi ovunque capelli biondi.

Chi è che non si è mai sentito un po' pensieroso e ha voluto sfogarsi con qualcuno, intavolando il discorso per bene e per poi ritrovarsi a parlare di qualcosa di divertente che fa sorridere e mettere in disparte momentaneamente il pensiero color cemento?

Di certo, non io.

2/10/2012

26. Io ti

Io ti amo ma te non mi vedi.

Io ti guardo, ma te abbassi gli occhi.

Io alzo lo sguardo, e te sorridi e abbassi di nuovo gli occhi.

Allora io guardo da un’altra parte, perché tanto ti posso vedere con il riflesso della finestra che te stai guardando  verso di qua.

Te esci dall’ufficio e te guardi il mio desktop.

Te vai in bagno, e ti giuro che se ci fosse un solo bagno, ti inseguirei.

Te vai in pausa, ma io no, perché non mi ci porta nessuno. e poi cosa ti direi?

Io ti amo, te passi, e gli altri mi prendono in giro.

Io ti amo, non lo vedi??

E  io ti amo, ma proprio tanto, allora perché muovi le mani in un modo un po’ fru fru? Inclini la testa di lato mentre lavori, stai sempre con le ragazze, ti aggiusti il pelo del woolrich e hai un tono di voce che mi inquieta?

Io ti amo, ma se te mi dicessi che sei gay, sarei pronta a tutto.

Ma te non mi vuoi, non mi vedi e io allora non ti amo più.

Una settimana è pure troppo.

La due date è domani.

Tocca a te ora.

Anche se io ti amo, e te non lo sai.

2/05/2012

25. Bastasse un cookies

Bastasse un cookies a credersi cuochi sarebbe grandioso.
Basterebbe un sorriso per sentirsi felici sarebbe il top.
Basterebbe una telefonata con la giusta quantità di zucchero, e sale e pepe quanto basta, un po' di lievito per far crescere bene e tutto rotondo, un uovo per incollare tutto, un po' di farina per sporcarsi il naso, la giusta temperatura per fondere tutto.

Ma invece, perchè non chiami? perchè se mi chiami rovini tutto?
Io lo so quello che dovrei fare...cambiare taglio di capelli, rifarmi il look, e smettere di farmi false promesse la sera quando vado a nanna. Dire la verità una volta tanto anche a me stessa.
Smetterla di pensare e agire.

Caspita, questi post sono così ripetitivi per via dell'argomento.
Ma l'argomento, gira e rigira, sei sempre te.
Te, così paraculo, così distante, così sciocco, così interessante per chissà quale motivo, così meschino, così presente in ogni nota, in ogni sguardo, in ogni sms.
I sogni illudono, te illudi, i libri illudono, le canzoni ricordano quel momento, le tue chiamate illudono, io stessa mi illudo. Se mi devi scrivere, scrivimi la verità, non girare sul tempo e sul lavoro. Se mi devi chiamare, chiamami per interesse vero, perchè vuoi sentire la mia voce, anche se ti fa ridere. Se mi pensi, non pensarmi come una tra tante. Perchè non puoi pensarmi come LA? perchè non capisco che non sarò mai LA?
perchè LA già c'è, perchè LA sono le LE, perchè qui non è LA'.

Perchè non hai te il coraggio di dirmi che ad andare avanti così non si va da nessuna parte, che non c'è futuro per noi, o che il mio futuro non fa rima con il tuo futuro. Che il mio futuro è speranza. Che il tuo futuro è presente. e lontano da me.
Che a nulla valgono i km, i cm di neve, i viaggi in aereo, i biglietti prenotati e poi spostati, i tuoi regali, i tuoi libri, i tuoi denti, il tuo alito così vicino a me una volta, e che ora sa di altro.
Perchè fai finta che è tutto come prima?
perchè io ci spero.

Perchè ascolto gli altri, e penso a te.
Perchè esco con gli altri, e ci sei te.
Quando è stata l'ultima volta che mi hai pensato?
O mi hai completamente cancellato dai ricordi?
Penso spesso a dove ho sbagliato,
più lo faccio, e meno ne so.

So solo che si sono bruciati i cookies, per scrivere di te.

1/29/2012

24. Chi asciugava i pianti miei...

"L'uomo attraversa il presente con gli occhi bendati. Può al massimo immaginare e tentare di indovinare ciò che sta vivendo. Solo più tardi gli viene tolto il fazzoletto dagli occhi e lui, gettando uno sguardo al passato, si accorge di che cosa ha realmente vissuto e ne capisce il senso."

Spesso non ci si accorge di che cosa si sta vivendo.
Solo più tardi si fa caso alle occasioni perse, alle emozioni vissute, alla neve lenta fuori dalla finestra, al fumo che esce dalla tazza, alle cose che spesso si dicono ma non si pensano.

Solo quando sei grande e guidi da solo sulla lunga e grigia strada, ripensi alle urla e ai canti che rallegravano la vecchia automobile di famiglia. E ti scende una lacrima, o un ricordo triste, mentre canticchi la canzone che riempiva a squarciagola il tratto casa-nonni. Era un canto allegro, anche se la parole non lo erano. La tua voce era alta, poco intonata forse, ma piena di vita e di felicità, e i tuoi genitori ti incoraggiavano e ben presto c'erano quattro voci che pronunciavano le stesse parole e improvvisavano la stessa melodia. 
Bei tempi quando l'autoradio e l'ipod ancora non esistevano.
E senti la mancanza anche del silenzio, dei discorsi a voce bassa di mamma e papà che parlavano di cose serie, ma piano piano, per non far svegliare i bimbi dietro che dormivano con le teste inclinate nel tratto nonni - casa.

Ti accorgi solo ora che quelle parole cantate ora hanno un suono diverso, che quel sonno è diverso.
Ti accorgi solo ora che forse quel tempo non tornerà mai più. 
Che ben presto non sarai più te il primo a dare il là, ma la tua voce sarà quella di chi segue e si aggrega al canto.

Da piccola pensavo che tutti i viaggi sarebbero stati così, che non ci sarebbe mai stato un viaggio senza la canzone dei regali e della mamma buona che asciugava i pianti. Adoravo credere in un futuro uguale, fatto di amore e note familiari. Adoravo poter viaggiare da casa a casa dei nonni in modo così allegro.

E spero di poter fare tantissimi altri viaggi cantando con i miei che mi seguono, con mio padre che suona il clacson per la gioia, con mia madre che gli urla di smetterla e con mio fratello che timido cantava piano piano , mentre cercava di controllare i miei salti e i miei acuti.

1/25/2012

23. Puoi mantenere un sorriso autentico solo per un po', dopodiché è solo denti

Non è vero che la felicità esiste. Come l'altruismo. Non esiste l'essere felice per gli altri.
Nemmeno se siete amici dai tempi della prima comunione, nemmeno se siete colleghi affiatati e una coppia consolidata. Nemmeno se vivete da anni assieme e avete le mestruazioni sincronizzate. Nemmeno se vi siete lasciati e avete deciso di comune accordo di rimanere amici.

Fandonie.
Nessuno è mai per felice per gli altri, se la cosa non ha qualche ripercussione anche per se stesso.

Sembrerò cattiva, cinica, egoista, miscredente e gelosa.
Bè, forse lo potrò anche essere, se pensare che non esista la felicità conduca ad essere una persona così, e viceversa.

Io lo vedo con i miei occhi quando l'amica arriva e racconta del nuovo tipo con cui esce e che le manda messaggi carini. Io lo sento con la pelle quando il collega dice di aver passato l'esame senza aver studiato. Percepisco con il naso quando il nuovo arrrivato va ad una riunione e te che sei lì da più tempo non vieni nemmeno considerato dal filippino delle pulizie.

Forse si può pensare che questi pensieri nascano da esperienze personali.
Forse sì. Forse no. Alle riunioni ci vado comunque.

Io ritengo che sia normale confrontarsi e fare un confronto con la propria vita, con le proprie esperienze, con se stessi. Non lo si fa certo con cattiveria, ma lo si fa.
Si alzano gli occhi al cielo e si fa la smorfia con la bocca quando si viene a sapere che quella si è fidanzata.
E si pensa "cosa ho io che lei non ha??"

Ci si lamenta con il proprio io quando si parlano di promozioni e te non fai parte della cerchia.

Ci si chiude in se stessi quando si capisce di stare ancora sbagliando, nonostante il tempo.

Che si smetta di dire sono felice per te. Mi dispiace per te. Ma che bello!Sono contenta per quello che ti è successo!
Perchè sei felice quando sei felice PER TE, non solo per gli altri.
Non ti dispiace veramente se sorridi beffardo alla nuova.
Non sei sinceramente contento se ti chiedi perchè non sei arrivato prima te.

Perchè, "Puoi mantenere un sorriso autentico solo per un po', dopodiché è solo denti".

O forse è solo mancanza di speranza o di fiducia.
Ma credo più nel cinismo che nel resto del mondo.