5/31/2012

44.Come Sopra, così Sotto. La creazione delle fondamenta delle Nuove Vite

Capita, delle volte, almeno una volta nella vita, non sentirsi a proprio agio.
Non solo in un locale, in un ristorante, in una strada, in una città.
Non ti senti a tuo agio nella vita.
Non c’è una cosa che ti faccia sorridere a lungo e con sentimento.
Mi manca tutto.
Mi mancano i miei amici.
Mi manca come mi facevano sentire.
Mi manca come mi facevi sentire te. Ma anche te, te e te.

Mi hanno chiesto “che ti manca?”
Sarebbe una lista infinta. La posso racchiudere in una parola: serenità.
O forse sicurezza, o forse sorriso, un ritorno, uno sguardo, una birra.
Mi manco io come stavo prima.
Sarà solo un periodo. Sarà che quando stai poco bene, pensi a cosa avevi prima, come se quello che avevi prima fosse fondamentale. Fosse l’unica cosa che ti faceva vivere.
Ma non è così.
Se è passato vuol dire che è finito.
E la vita, la felicità, se stessi non finiscono.
Quindi non sono collegate le due cose.
Anche se lo pensi, anche se lo credi, anche se ne sei sicuro.
Prova comunque ad andare avanti.
Prova comunque a riacciuffare quel sorriso.

Io non so quale sia la soluzione.
Non credo che sia il mojito. Anche perché prima non lo bevevo.
Io so solo che ora non mi piace nulla. Non mi piace il lavoro, l’ambiente lavorativo, non mi piacciono le persone, non mi piace la stanza, non mi piace scrivere, non mi piace esse.
Io so solo che dovrei fare qualcosa, ma non so cosa.

5/29/2012

43. Accetta il consiglio

Quando una persona non risponde ad una tua domanda, probabilmente, la risposta è troppo difficile da ammettere o troppo dolorosa da ammettere.
oppure non si fida di te.
non te la vuole dire.

Non ci vuole tanto a capire che devi lasciarla stare.
Se vuole, verrà da te.
Se non verrà, comprendila. Accettala, almeno.
Non insistere.

Perché dici la verità, perché dici ciò che non è comodo, perché non vuole condividere il pensiero con te. I motivi sono tanti.
Il da fare è unico.

Accetta il consiglio.

5/28/2012

42. La prima impressione conta

Il consiglio è quello di non fidarsi della prima impressione che si ha di una persona.
Ma di dargli sempre un'altra possibilità, perchè sono diversi i fattori esterni e interni che possono influenzare i comportamenti di entrambi le parti.

Io invece penso che bisogna fidarsi della prima impressione.
Perché se dai l'immagine di un fetente è perché sei fetente davvero.

E te caro mio sei fetente proprio tanto.

5/27/2012

41. Non puoi decidere con un addio di non vedere più una persona

Non puoi decidere con un addio di non vedere più una persona, perchè ti verrà a cercare nei sogni, o cosa peggiore, nei ricordi.

Da qualche parte l'ho letta, forse, sicuro su facebook.
E aggiungerei che facebook non aiuta nel lento e doloroso processo della dimenticanza.

Non si dimentica mai nessuno. 
Soprattutto se quel nessuno è stato vitale e fondamentale in almeno qualche minuto della tua esistenza.
Se poi qualche minuto equivale a mesi o ad anni, beh, sei abbastanza fottuto.

L'inizio è la parte peggiore, abituasi a non vivere più nell'abitudine di parlare-messaggiare-sorridere-divertirsi-pensare con lei. Vedere un qualsiasi dettaglio e pensare alle sue parole o alla sua espressione.
Poi capita che continui comunque a vivere, ad ascoltare musica, a passare pomeriggi della vita senza trovare riferimenti. E senza nemmeno farci caso, non soffrire più, non pensare più, non guardare più la skyline fuori dalla finestra e rimanere fissi a pensare a cosa starà facendo, con chi, se è più felice ora che voi non siete più noi.

Poi capita una foto su facebook, un tag sbagliato, una nota lontana, un messaggio in archivio, di ritrovare la vostra cartella di foto e lettere. Poi capita di fare la domanda sbagliata e venire a conoscenza che l'altra parte chiede di te. Che vuole sapere come te la passi, con chi stai, se ogni tanto pensi a quei pomeriggi e a quelle chiacchierate.

E ti ritrovi a fissare il cemento della strada, a ricordarti che il tempo è comunque ciclico, che il sole ogni tanto non c'è, e a non sapere cosa fare.

So solo che entrambi vogliono sapere dove sei e come vivi.
So solo che però nessuno chiama. 

5/06/2012

40. Ecco la verità sulla verità: la verità fa male. Per questo mentiamo.

Una volta lessi che Partire è una sconfitta.
E che i ritorni sono sempre difficili.
Che torni con tante domande.
Con molti dubbi.

Io penso che anche se non torni, le domande e i dubbi restano.

La verità è difficile da farla andare giù.
Ha un sapore più amaro del colluttorio del dentista.
Scappi pur di non ingoiarla, ma lei rimane e ti perseguita, latente, in tutti i posti che visiti.
Ti bracca.

La partenza è quasi sempre una necessità.
Ma non c'è l'obbligo di tornare.
Il tuo sogno può trascinarti ad andare più in là, le tue necessità ti possono portare ad andare oltre.

La verità fa male, perchè allora la cerchiamo in modo quasi disperato?

5/05/2012

39. Era il maggio odoroso

Piove.
Piove tanto.
E io dovrei uscire. Ho da fare.
Tutto quello che non posso fare durante la settimana. Tutto quello a cui penso durante gli altri giorni, e che ritengo possa salvarmi dalla quotidianità.

E invece sono davanti alla finestra a misurare i millilitri di acqua sporca che scendono giù e che bagnano questa città. Che la puliscono, la svuotano dei pollini e dalle folle impazzite dallo shopping.
E penso che è già maggio, il secondo.
Il maggio odoroso di cui parla Leopardi, mentre riflette su Silvia che era solita menare così il giorno.

Anche io lo meno come fa lei.
Pensando a ciò che non ho, a ciò che vorrei e a come starò.
Silvia di Giacomo era una grande paranoica, che si faceva pippe mentali tutto il dì mentre faceva il punto a croce, e che muore, debole, senza aver concluso mai nulla.

Oggi è maggio odoroso. Odoroso di pioggia, di zenzero e vaniglia.
Silvia era delle Marche. Silvia è solita menare il giorno uccidendosi di pensieri. E cercando di spostarli più in là. Come se avesse i superpoteri.

Cerca di vedere il lato positivo delle cose, ma non lo trova.
Ascolta canzoni che la riportano sugli anni andati. E sente che le cantano che non è facile, dovresti credere, sentirti qui con me.

Appena sentirà sua madre, Silvia le dirà che, se dovesse esserci un'altra vita, non deve assolutamente pensare di dare il nome Silvia a sua figlia.