Piove.
Piove tanto.
E io dovrei uscire. Ho da fare.
Tutto quello che non posso fare durante la settimana. Tutto quello a cui penso durante gli altri giorni, e che ritengo possa salvarmi dalla quotidianità.
E invece sono davanti alla finestra a misurare i millilitri di acqua sporca che scendono giù e che bagnano questa città. Che la puliscono, la svuotano dei pollini e dalle folle impazzite dallo shopping.
E penso che è già maggio, il secondo.
Il maggio odoroso di cui parla Leopardi, mentre riflette su Silvia che era solita menare così il giorno.
Anche io lo meno come fa lei.
Pensando a ciò che non ho, a ciò che vorrei e a come starò.
Silvia di Giacomo era una grande paranoica, che si faceva pippe mentali tutto il dì mentre faceva il punto a croce, e che muore, debole, senza aver concluso mai nulla.
Oggi è maggio odoroso. Odoroso di pioggia, di zenzero e vaniglia.
Silvia era delle Marche. Silvia è solita menare il giorno uccidendosi di pensieri. E cercando di spostarli più in là. Come se avesse i superpoteri.
Cerca di vedere il lato positivo delle cose, ma non lo trova.
Ascolta canzoni che la riportano sugli anni andati. E sente che le cantano che non è facile, dovresti credere, sentirti qui con me.
Appena sentirà sua madre, Silvia le dirà che, se dovesse esserci un'altra vita, non deve assolutamente pensare di dare il nome Silvia a sua figlia.
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