3/18/2012

33. Keep calm and write something

La consistenza e lo spirito di questi post non sono mai stati negati.
Si scrive quando le parole non riescono a raggiungere la bocca, quando il solo pensiero di quel suono ti immobilizza, quando sai che però un modo per sfogarti devi trovarlo pur di non implodere.
E pensi che una volta scritto, tanto vale farlo leggere agli altri. 
Gli altri leggeranno le tue parole dandogli un loro significato, che, forse, non è lo stesso che gli hai dato te.
Capiranno ciò che vogliono capire loro, confronteranno i tuoi pensieri con il loro quotidiano e te ti sentirai più sola di prima quando ti chiederanno perché hai scritto.

Se scrivi, se scrivo, se scriviamo con la motivazione di prima, vuol dire che non si devono chiedere poi spiegazioni, perché se si avesse avuta la forza di parlare, non si sarebbero sprecati digits così.
E io vorrei tanto scrivere di quella soggezione, di questa frustrazione, della scarsa autostima, di quegli sguardi e di quelle mezze battute che vengono fatte senza capire cosa producono nel cervello di un qualsiasi uomo affetto da stitichismo sentimentale per sè e per gli altri.
Perchè trovo difficile che una persona che non vuole bene a sè stessa possa voler bene agli altri.
Trovo difficile sopportare quegli sguardi da chi non conosce la parola inadeguatezza.
Trovo difficile cambiare e diventare capace di fregarsene, di non guardare mille volte se l'outfit è adatto e di non evitare di incrociare lo proprio sguardo allo specchio per non dover sopportare quell'immagine.

Troppo difficile.

3/14/2012

32. Lascia mettere agli altri gli orecchini pesanti

L'altro giorno mi hanno detto che non si può vivere pensando al venerdì.
Non è la prima volta che me lo dicono.
E tutti hanno sempre argomentato la loro frase, chi con citazioni più o meno grottesche, chi intercalando il discorso con degli epiteti coloriti, chi con gli occhi grandi guardando l'orizzonte grigio pensando a ciò che è e che vorrebbe che non fosse.

Io non ho mai smentito le loro osservazioni né, tanto meno, le ho appoggiate.
In entrambi i casi ho semplicemente continuato a masticare, per poi allungare un po' il collo in avanti e dire "Io, in realtà, aspetto il venerdì sera."

C'è chi può abbozzare mezzo sorriso a tale frase, c'è chi si può infervorare nei propri trip mentali, con la conseguenza di rovinarmi la pizza friarelli - salsiccia.
Lo so che non è questo è il modo di vivere.
Lo so che non dovrei fare la conta dei giorni, a partire da ogni lunedì mattina, dicendo "ah..è già lunedì...è già martedì...il mercoledì si scavalla la settimana..."
Però lo faccio, perchè mi fa ridere e mi dà la forza di andare avanti in questo lavoro che raramente mi stimola, ma che per me rappresenta una sfida. Un lavoro che il più delle volte mi demoralizza per via di alcuni comportamenti e altre volte mi dà soddisfazioni, se pur piccole e insignificanti agli occhi altrui.
Un lavoro che forse può essere la svolta, o che forse sarà solo un inizio per dare il continuo ad una vita fatta di raccolti di cime di rapa nelle campagne del centro sud.

Non sono buoni i motivi che ho per argomentare ciò che penso e ciò che dico, ma non sono mica un giurista che deve per forza controbattere ad ogni singola frase.
Lo so che non è un bene continuare se per me è solo continuare, e non vivere.
Forse sarò masochista o solo sciocca, ma io so che voglio continuare per questa strada, e so che arriverà, a breve, un qualcosa che mi faccia pensare "oh che bello, oggi è mercoledì!"

E probabilmente sarò tondo, con pomodoro e mozzarella. Doppia, grazie!

3/11/2012

31. Le donne lo sanno (numero 1)

Esistono tanti tipi di uomini.
Esistono tanti componimenti scritti per loro.
Parole, frasi e di nuovo parole per descrivere il loro comportamento, la tipologia a cui appartengono, come si muovono, come riconoscerli.
Che dire... siamo forse paranoiche? dovremmo forse sentirci delle stalker perché vogliamo loro, parliamo di loro e siamo fatte di loro? dovremmo considerarci delle malate croniche se ci piace essere guardate da loro, se ci piace parlare di loro a profusione, nel tempo, sotto l'acqua, sotto il sole, a tavola, nella pausa caffè, in un ristorante all you can eat con matrimonio giapponese e nel letto al telefono con una malcapitata che aspetta solo il suo turno per parlare del suo nuovo pensiero?

Io ritenevo di essere una ragazza atipica, perché non guardo tanti i ragazzi attorno a me, sono più per la persona, che per il ragazzo. Io che non mi accorgo se uno è carino, se uno ha la camicia giusta o sta nel giro di amici adatti a presentare alle proprie amiche più o meno disperate.
Io guardo più i casi umani, di tutte le tipologie, per altro.

E invece no, ammetto, e ammettilo anche te, siamo tutte in una grande famiglia.
Una famiglia fatta di ragazze più o meno mature, che coprono svariati decenni, che si innamorano per un sorriso, per un orecchino al sopracciglio, per un completo Boggi, per quei due bottoni lasciati aperti, per quella curva della schiena, per quelle dita lunghe, per quei capelli che ancora coprono il capo, e poi c'è chi guarda il sedere.

Io, personalmente, vengo attratta in primis ( poi ho anche i secundis, i terzis, all'infinito) da quei ragazzi che sorridono con gli occhi.

Quindi, nella mia classifica:
1. Ragazzi che sorridono con gli occhi (ma anche con la bocca).
Questi ragazzi, solitamente, hanno occhi scuri, capelli scuri, delle belle mani, bei denti e senso dell'umorismo.
E hanno quel dono di sorridere non solo con la bocca, ma anche con gli occhi. Un sorriso sincero (sembra), che parte proprio da quegli occhi profondi e si estende per tutto il viso, mettendo in risalto le rughe attorno alla bocca, che altro non sono che una cornice a quel sorriso (bastardo).
E naturalmente TI sorridono. mentre cammini, mentre parli, mentre ti arrabbi, mentre bevi un succo di frutta anche se avresti voluto prendere una cioccolata. E te credi che quel sorriso sia solo per te, e nient'altro per te.
E inizi a fare pensieri meravigliosi, fatti di te e di lui, vedi già un cane, una casa in campagna, un camino, una bottiglia di vino, te strafiga e lui solo per te. Vedi viaggi, mani, nuvole soffici e sorrisi tra quello mai ricevuti e fatti.

Poi scopri che ha una figlia, e ti viene in mente che quel sorriso non era poi così speciale.

3/07/2012

30. Hai sentito la novità?

Mercoledì 07.03.2012
ore 7:47
dove: qui

Stavo camminando, mi dirigevo verso la metro e avevo la mente vuota.
Ero completamente alienata. Mi muovevo perché sapevo che mi dovevo muovere.
Ho guardato a destra alle strisce pedonali, perchè so che dovevo farlo.
Ho controllato l'ora, ho accelerato, perché sono sempre in ritardo,  ho controllato sul tabellone il santo del giorno e ho preso il quotidiano.

Poi ho acceso il cervello: "nono io così non ce la posso fare. non posso continuare a vivere sperando nel venerdì. io ci devo parlare. io gli devo dire che mi dà troppe cose e troppe responsabilità. gli devo dire che io non reggo. che io voglio vivere. gli dico che non ho le competenze che pensa, che non sono mica così confident come dico sempre. gli dico...sto filippino sempre davanti lo devo trovare, è di una lentezza esasperante.."

In metro poi, ricavatomi un piccolo posto dove stare in piedi su un piede solo e con un braccio alzato, ho aperto il giornale:
"LA LAUREA NON PAGA. la disoccupazione sale dal 18% al 20% in un anno. Torna a volare la cassa integrazione.Stipendi a picco e più precari. Senza lavoro anche gli ingegneri"

Continuo a leggere l'articolo, con tanto di grafici, di colori, di interviste.
La situazione sembra, ed è, tragica.
Si trova poco, quel poco è pagato male. Nessuno ci crede più. Nessuno crede più che la costanza e la premiazione siano premiate. La speranza muore e si mandano curriculum a destra e a manca, confidando comunque in una buona occasione di lavoro.
Si parla di necessità di collegamento tra mondo dello studio e mondo del lavoro, si parla di contratti a tempo indeterminato o interinale.
Si parla di lavoro nero.

Si parla che forse chi parla sono solo statistiche, rettori o sempre laureati con 110e lode.
Non parlano i veri studenti, non parlano i dottorandi e non parla chi il lavoro se lo inventa.

E parlo io che farei bene a non lamentarmi.

3/03/2012

29. Godo nel minacciare il sole con una pistola ad acqua...

Non dirò mai a nessuno quanto ci sono andata vicina
mentre correvo i pensieri
mentre scendevo le scale
mentre speravo di vederti davanti il portone di casa
beh, te sei andato  in basso e io sono andata in alto,
te sei andato a destra, io a sinistra

e mentre il sole saliva e scendeva battendo il cinque alla luna che mutava beatamente nell'oceano del blu
penso che avrei amato questo posto comunque come lo amo ora
ho solo subito un rallentamento
mi sono trovata solo rallentata
nei gesti, nei pensieri, nelle cose di tutti i giorni
ma non mi sono immobilizzata

te eri vecchio, io sono ancora giovane,
ma la nostra storia non è mai stata raccontata,
te eri il polo, io il centro del mio mondo,
sotto il piumone dal colore caldo,
fuori l'aria mi chiama e mi chiede un gesto
che te non vedrai

e tra un momento sarò a casa