1/29/2012

24. Chi asciugava i pianti miei...

"L'uomo attraversa il presente con gli occhi bendati. Può al massimo immaginare e tentare di indovinare ciò che sta vivendo. Solo più tardi gli viene tolto il fazzoletto dagli occhi e lui, gettando uno sguardo al passato, si accorge di che cosa ha realmente vissuto e ne capisce il senso."

Spesso non ci si accorge di che cosa si sta vivendo.
Solo più tardi si fa caso alle occasioni perse, alle emozioni vissute, alla neve lenta fuori dalla finestra, al fumo che esce dalla tazza, alle cose che spesso si dicono ma non si pensano.

Solo quando sei grande e guidi da solo sulla lunga e grigia strada, ripensi alle urla e ai canti che rallegravano la vecchia automobile di famiglia. E ti scende una lacrima, o un ricordo triste, mentre canticchi la canzone che riempiva a squarciagola il tratto casa-nonni. Era un canto allegro, anche se la parole non lo erano. La tua voce era alta, poco intonata forse, ma piena di vita e di felicità, e i tuoi genitori ti incoraggiavano e ben presto c'erano quattro voci che pronunciavano le stesse parole e improvvisavano la stessa melodia. 
Bei tempi quando l'autoradio e l'ipod ancora non esistevano.
E senti la mancanza anche del silenzio, dei discorsi a voce bassa di mamma e papà che parlavano di cose serie, ma piano piano, per non far svegliare i bimbi dietro che dormivano con le teste inclinate nel tratto nonni - casa.

Ti accorgi solo ora che quelle parole cantate ora hanno un suono diverso, che quel sonno è diverso.
Ti accorgi solo ora che forse quel tempo non tornerà mai più. 
Che ben presto non sarai più te il primo a dare il là, ma la tua voce sarà quella di chi segue e si aggrega al canto.

Da piccola pensavo che tutti i viaggi sarebbero stati così, che non ci sarebbe mai stato un viaggio senza la canzone dei regali e della mamma buona che asciugava i pianti. Adoravo credere in un futuro uguale, fatto di amore e note familiari. Adoravo poter viaggiare da casa a casa dei nonni in modo così allegro.

E spero di poter fare tantissimi altri viaggi cantando con i miei che mi seguono, con mio padre che suona il clacson per la gioia, con mia madre che gli urla di smetterla e con mio fratello che timido cantava piano piano , mentre cercava di controllare i miei salti e i miei acuti.

1/25/2012

23. Puoi mantenere un sorriso autentico solo per un po', dopodiché è solo denti

Non è vero che la felicità esiste. Come l'altruismo. Non esiste l'essere felice per gli altri.
Nemmeno se siete amici dai tempi della prima comunione, nemmeno se siete colleghi affiatati e una coppia consolidata. Nemmeno se vivete da anni assieme e avete le mestruazioni sincronizzate. Nemmeno se vi siete lasciati e avete deciso di comune accordo di rimanere amici.

Fandonie.
Nessuno è mai per felice per gli altri, se la cosa non ha qualche ripercussione anche per se stesso.

Sembrerò cattiva, cinica, egoista, miscredente e gelosa.
Bè, forse lo potrò anche essere, se pensare che non esista la felicità conduca ad essere una persona così, e viceversa.

Io lo vedo con i miei occhi quando l'amica arriva e racconta del nuovo tipo con cui esce e che le manda messaggi carini. Io lo sento con la pelle quando il collega dice di aver passato l'esame senza aver studiato. Percepisco con il naso quando il nuovo arrrivato va ad una riunione e te che sei lì da più tempo non vieni nemmeno considerato dal filippino delle pulizie.

Forse si può pensare che questi pensieri nascano da esperienze personali.
Forse sì. Forse no. Alle riunioni ci vado comunque.

Io ritengo che sia normale confrontarsi e fare un confronto con la propria vita, con le proprie esperienze, con se stessi. Non lo si fa certo con cattiveria, ma lo si fa.
Si alzano gli occhi al cielo e si fa la smorfia con la bocca quando si viene a sapere che quella si è fidanzata.
E si pensa "cosa ho io che lei non ha??"

Ci si lamenta con il proprio io quando si parlano di promozioni e te non fai parte della cerchia.

Ci si chiude in se stessi quando si capisce di stare ancora sbagliando, nonostante il tempo.

Che si smetta di dire sono felice per te. Mi dispiace per te. Ma che bello!Sono contenta per quello che ti è successo!
Perchè sei felice quando sei felice PER TE, non solo per gli altri.
Non ti dispiace veramente se sorridi beffardo alla nuova.
Non sei sinceramente contento se ti chiedi perchè non sei arrivato prima te.

Perchè, "Puoi mantenere un sorriso autentico solo per un po', dopodiché è solo denti".

O forse è solo mancanza di speranza o di fiducia.
Ma credo più nel cinismo che nel resto del mondo.

1/16/2012

22. non per mancanza di uno che lo racconti ma per mancanza di un orecchio che sappia ascoltare...

Con tutti i discorsi che mi sono preparata in tutti questi anni avrei potuto fare grandi cose.

Con i discorsi fatti davanti lo specchio mentre mi pettinavo, con quelli fatti mentre mi lavavo i denti, con quelli fatti poco prima di alzarsi dal letto, uff, che dire..con quelli avrei potuto vincere il premio come miglior attrice protagonista. Per non parlare di quelli che iniziano con "adesso, ci penso io...appena lo prendo gli dico che.." e che poi terminano con "io?no..niente. no macchè, manco c'ho fatto caso!". poi ci sono i grandi discorsi "ti devo dire una cosa", quelli che avrebbero potuto far costruire su un grattacielo solo con le prime tre parole, quelli di d'amore. Poi ci sono quelli a cuore aperto, ma che poi rimangono invece sigillati tra gli spazi dei denti e l'alito alla menta. I discorsi che iniziano e poi vabè improvviso, e improvvisi poesia. Quelli che ti segni su un foglietto che poi ti dimentichi a casa. Quelli "adesso mi prendo due appunti", e diventano mail, perchè è più facile a scrivere che a dire, anche se verba volant scipta manent. Quei discorsi de "le dirò che..". Quelli che "appena posso". Quelli dell'"appena la vedo". E quelli che forse è meglio una canzone, forse lo capisce da lì (illusa). Quelli fatti con grandi citazioni, ma non ti ricordi da chi. E quelli che "è meglio per te ...".

Ma i miei preferiti sono quelli che rimangono sospesi, che si traducono con un "non fa niente". e che rimangono in qualche posto del cervello. Quelli che sembrano bellissimi, ma che poi si traducono in merde, con una sintassi degna del "ce l'ho duro padano".

Quelli che non ho mai detto.

E ma con quelli avrei poturo fare grandissime cose.
Ma quelle grandi cose poi se le è portate via il vento e le ha trasformate in aria.
Gran bell'aria.

1/06/2012

21. and still frames in your mind

“Ricordati che le cose che ti entrano in testa poi ci restano per sempre, gli disse. Forse dovresti pensarci.
Però certe cose uno se le dimentica, no?
Sì, ci dimentichiamo le cose che vorremmo ricordare e ricordiamo quelle che vorremmo dimenticare.”

Non si fa mai una lista di ciò che si vorrebbe dimenticare,ma delle volte capita di lasciare sospese alcune storie, degli odori, delle persone, alcuni sentimenti.
Che poi quando tornano, non sai più come gestirli.
E li lasci di nuovo lì, credendo che anche loro si dimenticheranno di te.

Ma non è affatto così.