Spesso non ci si accorge di che cosa si sta vivendo.
Solo più tardi si fa caso alle occasioni perse, alle emozioni vissute, alla neve lenta fuori dalla finestra, al fumo che esce dalla tazza, alle cose che spesso si dicono ma non si pensano.
Solo quando sei grande e guidi da solo sulla lunga e grigia strada, ripensi alle urla e ai canti che rallegravano la vecchia automobile di famiglia. E ti scende una lacrima, o un ricordo triste, mentre canticchi la canzone che riempiva a squarciagola il tratto casa-nonni. Era un canto allegro, anche se la parole non lo erano. La tua voce era alta, poco intonata forse, ma piena di vita e di felicità, e i tuoi genitori ti incoraggiavano e ben presto c'erano quattro voci che pronunciavano le stesse parole e improvvisavano la stessa melodia.
Bei tempi quando l'autoradio e l'ipod ancora non esistevano.
E senti la mancanza anche del silenzio, dei discorsi a voce bassa di mamma e papà che parlavano di cose serie, ma piano piano, per non far svegliare i bimbi dietro che dormivano con le teste inclinate nel tratto nonni - casa.
Ti accorgi solo ora che quelle parole cantate ora hanno un suono diverso, che quel sonno è diverso.
Ti accorgi solo ora che forse quel tempo non tornerà mai più.
Che ben presto non sarai più te il primo a dare il là, ma la tua voce sarà quella di chi segue e si aggrega al canto.
Da piccola pensavo che tutti i viaggi sarebbero stati così, che non ci sarebbe mai stato un viaggio senza la canzone dei regali e della mamma buona che asciugava i pianti. Adoravo credere in un futuro uguale, fatto di amore e note familiari. Adoravo poter viaggiare da casa a casa dei nonni in modo così allegro.
E spero di poter fare tantissimi altri viaggi cantando con i miei che mi seguono, con mio padre che suona il clacson per la gioia, con mia madre che gli urla di smetterla e con mio fratello che timido cantava piano piano , mentre cercava di controllare i miei salti e i miei acuti.
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