7/17/2012

55. Sessantasei e sto

Ognuno di noi è alla continua ricerca della propria dimensione.

Delle volte si tratta di una ricerca latente, indifferente, nella quale se scopriil risultato, ça va, altrimenti ça va  lo stesso. Altre volte invece è una ricerca esasperante, meschina, che ti porta via tutte le forze per fare qualsiasi altra cosa.

Non è detto che la si trovi.
Non è detto nemmeno che la si cerchi.

Può capitare di trovarts in mezzo a un concerto croato e di capire che quella non è la tua dimensione, di  chiedersi perchè sei lì o cosa ci fai o perchè sei con chi sei. Poi ti viene in mente che sarebbe figo scriverci un post ed esprimerti alla grande come in nessun altro modo ti possa peremettere.
Però sai che poi dovresti dare spiegazioni a chi legge.
E allora continui a dondolare un altro po' mentre le zanzare ti adulano come una dea greca per 66 volte.

7/13/2012

54. Caje Sukarije

Il lavoro nobilita l'uomo.

A me pare che il lavoro faccia solo impazzire l'uomo.
Impazzire è un termine troppo generico e mal usato.

Il lavoro fa tribolare l'uomo. Lo fa trottare. Lo fa perdere.
Gli fa dimenticare tutto: gli occhi, il sorriso, la spensieratezza e gli obiettivi di vita.
Forse la sto facendo troppo tragica, ma ce l'hanno disegnata troppo dorata in piccola età.
Soldi, responsabilità, possibilità di fare quello che si pareva, oro, liquidi e gioielli.

Io di tutto ciò ho visto ben poco.
Solo un paio di occhiaie più vistose e un sonno alle 22e05.
E questa canzone che mi fa proprio venire in mente il ritmo giornaliero che opprime.

7/06/2012

53, Mi ama, non mi ama, mi ama, non..

Milano suscita da sempre sensazioni diverse e opposte, illusorie e mai durevoli più di una serata.

Milano ti accoglie con follia, maleducazione, nervosismo e ti abbraccia in un grigio plumbeo che ti fa storcere la bocca. Poi ti culla nei brevi piaceri di un aperitivo o di un concerto con un'acustica a tratti ineccepibile.
Ti schiaffeggia il mattino dopo con una luce che ti fa indossare gli occhiali da sole fino alle 21 per quanto è fastidiosa. Ti illude di farti consoscere gente interessante e piena di vita, ti lascia solo una mattina qualunque nel dolore e nella solitudine dei tuoi pensieri.

Milano sembra che faccia di tutto per farti dire ti odio. Per farti cercare nuove possibilità. Per farti tornare dove l'ambiente ti sembrava più facile. Milano non ti fa scegliere, e lei che ti sceglie. Ma cerca in modo subdolo di tenerti, di farti dire "adovo Milano!" con quel tono da checca-finto snob-mi piace la musica indie-indosso la Luis Vuitton perchè Milano è moda.

Forse non sa nemmeno lei cosa vuole. E' come una 15enne innamorata pazza del rappresentate di istituto che però dice alle sue amiche che mai e poi mai potrebbe piacerle quell'essere brufoloso.
Ma intanto la notte pensa a lui.

Ti insegna tanto tutti i giorni.
Ti fa alienare, ti fa odiare tutti, ti fa maledire il primo regionale preso, ti accarezza come nessuno mai, non ti lascia, e ti dà un calcio in culo ogni volta che ti fa scendere a compromessi.
Ma poi con i sensi di colpa, ti riprende e ti strappa un sorriso sotto le stelle luccicanti di smog e ti fa dire "però stasera questa città è proprio bella".

7/03/2012

52. Stranamore

Avete presente quel programma degli anni '90 con Alberto Castagna che raccoglieva le pietose richieste degli italiani innamorati e lasciati ad un tratto, senza un vero perchè, con il fazzoletto in mano, mentre l'altra metà rifiutava pure di vederlo??

Era un programma molto visto, forse l'unico visto su rete 4, dopo i film di serie B con la Fenech l'estate all'una di notte.

Del programma mi piaceva la sigla dei Beatles e quel fantastico camioncino bianco con la scritta gialla e rossa.

A presentarlo c'era Alberto Castagna con l'immancabile baffo folto e il cappellino blu di lana per le sue trasferte nei luoghi colmi di amore e tristezza.
Mi piaceva pure il momento in cui la telecamera inquadrava la porta da dove sarebbe dovuto entrare la metà della mela pronta a ricongiungersi con l'altra metà della mela.
E se non si presentava era tutto un "uuuuh,è giusto" o un "eeeehhh, pora cocca!l'ha lasciata. c'avrà un'altra sicuramente".

E così si passava la serata in compagnia del dottor Stranamore che faceva fare pace alle coppie o confermava e testimoniava la fine di quel piccolo grande amore, che forse amore non era.

Alla gente piaceva. Perchè alla gente piace l'amore, le storie triste e quelle romantiche.
Perchè non si sa fare gli affaracci proprio (io in primis), perchè vuole sempre mettere le mani in attività altrui e nascondere le proprie.

Non si ha il coraggio per sè di compiere quel gesto che può cambiare la propria esistenza, ma si è sempre i primi a commentare le attività altrui. E poi ci si scandalizza per un paio di corna o per un racconto troppo spinto, e ci si inibisce se uno si avvicina.

La natura umana è molto semplice, in fondo.
Ama farsi i cazzi altrui, tralasciare i propri e lamentarsi con gli altri per la vita arida e frigida che si conduce.

Oppure ci si mette un paio di baffi folti e si fa l'Alberto Castagna con i sentimenti altrui, per poi rimanere soli dentro un camioncino bianco con la scritta gialla e rossa ad ascoltare i Beatles.