8/27/2011

13. Tutto passa, anche questo passerà

Hai presente quando inciampi in qualcosa che proprio in quell'istante calza a pennello con la tua vita?
Con quanta facilità questa poi entra nella tua testa?
Ti viene spontaneo accoglierla dentro di te, e sentirla tua. E non ti importa quante altre persone possano immedesimarsi, e cosa possa suscitare la stessa sequenza di colori e di note nelle altre persone.

Perchè, in quel momento ci sei solo te e quel film. 
Te e quella foto.
Te e quella frase.
Te e quella canzone.
Te e il tuo barattolino.
e tutto il resto è solo contorno.
e nemmeno piacevole, delle volte.

8/25/2011

12. Sei proprio bellino

Sei proprio bellino.

Sei piccolino, non sei uno che si nota, non hai spalle così grandi e possenti. Però sei proprio bellino con i tuoi capelli scuri corti e le tue sopracciglia nere nere. Sotto ci sono degli occhietti proprio bellini: sono scuri e profondi. E poi hai sempre il sorriso. Non un sorriso largo, che mostra tutti i denti. Ma accennato. Però è accennato sempre. E i denti, anche se non si vedono, so che sono bianchi e perfetti. Mi piace chi ha lo sguardo come il tuo: sempre sereno, con le labbra pronte ad accoglierti in un sorriso.

Un sorriso quando starnutisco, un altro quando ci incrociamo nel corridoio, uno quando mi dispero davanti al pc, uno bello quando grido “che palle” e un altro bello quando dico soccia. Poi ho visto il sorriso che fai quando dico al collega non mi toccare, cos’è sta confidenza.

Sei proprio bellino, sì.

Con la camicia chiara e il pantalone scuro. Sicuro non ti vesti così quando esci con i tuoi amici.
Perché sicuramente hai degli amici. E secondo me, bevi la birra quando esci con i tuoi amici. Tra tutti sei sicuramente quello che sorride di più. Quello più timido anche. Quello con gli occhi più profondi. E poi ho visto che l’altro giorno ascoltavi gli ArtickMonkeys.

Sei proprio bellino, mi piaci, quasi.

Anche se non hai un dito.

8/07/2011

11. Not talkin' 'bout a year no not three or four


La vita non è un belvedere panoramico ma un cammino, e questo cammino presenta spesso dei punti in salita. Davanti all'improvviso inerpicarsi del sentiero si possono fare due cose, come nelle gite. Si può dire: non ce la faccio più e tornare indietro; oppure ci si riposa un po' e si va avanti.

Per un po' mi riposerò e andrò avanti.
Ma non mi si chieda sul perché, sul come e sul dove. E sul con chi.

8/05/2011

10.Mare, lago o montagna?- e non è un servizio di studio aperto-

Da sempre si dice che tra il dire e il fare c’è di mezzo il mare.
Lo si dice sia per questioni di rima sia perché il mare rappresenta quella distesa infinita di acqua, quello spazio aperto che ti fa sentire libero e speranzoso, aiutato dal fatto che non riesci a vedere l’altra parte.
Non è come il il lago. Il lago, in qualunque posizione ti metta, riesci a vedere l’altra sponda. Sai che c’è. E questo non essere solo non ti fa respirare profondamente, ma ti fa rimanere in uno spazio circolare stretto, che ti rende comunque sicuro che qualcun altro c’è.
 Diversa è la sensazione che ti scaturisce la montagna. La montagna è più faticosa del mare, perché devi salire, devi mantenere il fiato e il respiro, devi stare attento agli animali, ai sassi e ai rami. Però quando arrivi su, in alto, con le braccia sui fianchi e il respiro grave, il sorriso che ti esce è totale e vedere da dove sei partito e tutto quello che hai lasciato giù, ti fa sentire felice, convinto che  ne è valsa la pena. I polmoni si liberano, il viso è disteso, l’aria e buona e le tue mani intrecciate reggono il capo e, la tua posizione un po’ inclinata in dietro, ti fa, letteralmente, godere. Che te sia solo o in compagnia, lo spettacolo è sublime. E tu ti senti bene.
Anche perché sai che dopo la salita c’è il panino.

Comunque tornando a tra il dire e il fare, abbiamo appurato che non c’è né il lago né la montagna, ma c’è il mare.
In realtà, all’atto pratico, a meno che te non sia in ferie al mare o abiti in una località marittima, non è così.

Tra il dire e il fare ci sei solo te. In città, in campagna, sul marciapiede, sul motorino, e anche al mare.
Al di là di quale sia il motivo che ti fa dire e non ti fa fare, l’input a farti muovere tarda ad arrivare o lo tardi te.
Perché io sono convinta che la tua vita la fai te- sembro uno spot antidroga, lo so- e quindi non puoi lamentarti se il lavoro che fai non ti piace, se il tuo amore non ti parla più o se la pizza che hai cucinato è dolce. (Nonostante il lamentarsi sia una delle attività preferite del genere umano, me compresa e fiera rappresentante).
Quindi bisognerebbe darsi una mossa.
Andare al mare, in montagna o al lago.
E godere.
Captare quale sia il collegamento tra il dire e il fare. E farlo. Oh!
Darsi una mossa, spingere, pompare, correre, parlare, guardare negli occhi, motivarsi, sorridere, mangiare cioccolata, studiare, fare una chiamata, non vergognarsi, essere sicuri, cantare, fare una serenata, dire parole che mai avresti pensato di poter dire, scrivere lettere cartacee ed essere sinceri con se stessi.

Ma comunque "di solito Alice si dava degli ottimi consigli, però poi li seguiva raramente".