2/15/2013

78. La soluzione

Quando si è tristi
Quando i pensieri ti avvolgono
Quando i ricordi non sembrano volerti lasciare
Quando non sai trovare un motivo e ti sembra tutto impossibile

La soluzione è

Lavorare. Tenersi impegnati. Trovare da fare, anche quando non c’è più nulla da fare. Estrarre tabelle su tabelle, revocare abilitazioni, cercare ruoli per transazioni inesistenti, documentarsi, provare formule ma sentite su xls, impallare il sistema e arrabbiarsi con chi ha inventato access.

Ma mai fermarsi.

Stare in compagnia, ascoltare le storie del tuo collega, prendere il caffè con il biondino del quinto piano, fare biglietti del treno, passare ore in chat con gli indiani a discutere sulle leggi italiane che nemmeno l’Italia si ricorda di avere. Andare oltre la linea gialla quando ti dici “se oltrepasso quella linea, vuol dire che non mi pesa più questa situazione”, ridere per il collega che esce con le 16enni, ripetere proverbi veronesi e tapparsi il naso per la puzza del mulatto del primo piano.
Riempirsi di eventi, inciampare sulla porta e sul tappeto, buttarsi sul letto alle 21di sera e rialzarsi per uscire dopo mezzora. Non controllare la connessione in modo ossessivo e scrivere mail in un improbabile inglese.

E vedi che i pensieri scompaiono, i motivi non sono più così importanti e tutto l’impossibile diventa inutile.

Anche se sicuramente sputare in faccia ai diretti interessati e urlargli un sticazzi vale più di qualsiasi tentativo di sopravvivenza ai pensieri. Assieme a un bel toblerone in offerta all’Esselunga.

2/12/2013

77. Ma quanta arroganza si spreca per quali mediocri orizzonti

L’arroganza è una brutta bestia.
È una piaga sociale che colpisce uomini e donne che in realtà sono solo bambini e bambine alti e sviluppati. Anche se hai le tette e hai iniziato ad avere rapporti sessuali, se hai una specie di lavoro che ami definire tale, anche se porti una 24 ore durante il giorno e sai farti il nodo della cravatta, mi dispiace darti questa brutta notizia, ma non vuol dire che sei diventato grande.
Diventi grande, quando inizi a prendere le tue responsabilità, quando sai ammettere di aver sbagliato e di aver esagerato. Quando riesci ad abbassare la testa di fronte all’orgoglio e quando non ripeti lo stesso errore con tutti. Si chiama maturità e non è detto che tutti la raggiungano alla stessa età, quando prendi la patente o quando ti rechi da solo in banca.
Ognuno ci arriva con i suoi tempi e con i suoi modi, con esperienze diverse, più o meno significative, con le dovute cicatrici che ti porti nel cuore e che cerchi di mascherare per non farti vedere così debole. Quando la smetti di lamentarti, e inizi a reagire, quando capisci che non cambi mai. E non cambi non perché sei fatto bene così, ma solo perché sei così sicuro di te che non riesci a vedere che non sei così perfetto come ti credi.
Per una volta sarebbe bello se la gente riuscisse a vedersi veramente fuori, come la vedono gli altri, se non si nascondesse dietro a frasi fatte, prese da film d’amore di vecchio stampo o da poesie colte di autori che hanno sentito per caso. Sarebbe leale mettersi sotto la pioggia e bagnarsi, rimanere zuppi di pioggia soli con se stessi e riuscire a piangere le lacrime più profonde, che rischiano di farti implodere.
Sarebbe l’ideale se tutti avessero un minimo di maturità, se tutti aprissero di più il cervello e meno la bocca quando non dovrebbero. Se componessero un numero quando ne hanno veramente voglia solo per sentire un respiro, se non si facessero scudo del proprio orgoglio e riuscissero a dire ho sbagliato, ho esagerato, sono una fava.
Ma il mondo non è ideale, è fatto male, è fatto da microrganismi che pensano di avere ragione e mai torto. Di aver fatto la cosa giusta e non la cosa più meschina del mondo, nemmeno quando chiudono un conto banca senza aver portato il saldo a zero.

2/11/2013

76. Il crac dell'analfabeta

Una delle cose che meno sopporto in questa vita, oltre alle ragazze che vanno in giro con il mollettone tra i capelli in città, sono le persone che non mi parlano più.  Senza un motivo. Senza un reale e spiegato motivo.
Non chiedo mica un elenco puntato di 50caratteri max in cui mi si spieghi nei dettagli cosa io, essere indifeso e privo di peccato, abbia potuto fare, ma nemmeno che da un giorno all’altro ci si perda.
Non ho mai chiesto affetto eterno e un rapporto bilaterale fondato sul sentiamoci tutti i giorni, ma, sarà anche il ciclo e i nervi mestruali, ma io andrei dritta da certa gente solo per guardarla in faccia, tra le palle degli occhi, e chiedere “COSA CAZZO TI HO FATTO ADESSO?”
Poi arriva la frase che mai avresti voluto leggere, la frase che ti fa fare crac al cuore, la frase che forse ti sei negata e tenti ancora di negarti: “Non ti parlo più, perché non ho più niente da dirti”

E il cuore fa veramente crac. Un crac che si risente in tutto questo paesaggio bianco. Un crac dato dall’orgoglio e dato dalla considerazione che non sei stata accettata come persona. Un crac che a qualsiasi persona farebbe voglia di affogarsi nel cioccolato e non rialzarsi più dal divano.
Invece a me fa voglia di sapere perché. Cosa c’ho di sbagliato???
Perché continuo ad essere l’analfabeta in un discorso il cui significato è chiaramente che non ha più niente da dirti, che non conto nulla e che sono solo pesante e antipatica. Glielo si può leggere negli occhi delle persone questi pensieri, o devo solo capirlo dalle parole che non ci sono più? Rimane comunque il fatto che sono un’analfabeta in un ufficio contabile e che il mio cuore ha fatto crac.

2/08/2013

75. Chat medio orientali

Non sono affatto sicura che per il mio cervello sia costruttivo stare in chat ore intere a parlare con una persona di cui non conosco né sesso né il sorriso.
E di cui, soprattutto, non conosco le intenzioni.
E soprattutto se non si tratta di una chat erotica o di Badoo (benedetto sia chi ancora usa quel sito di pervertiti!!!).
Passo tempo a parlare di leggi italiane fiscali con un indiano che a fine discussione mi manda emoticon discutibili, come isole assolate, palme, soli e ameni abbracci.
Abbiamo parlato fino ad ora di fatture, scatole di medicinali, cockpit e buchi nella registrazione e io ho sostenuto la discussione con evidenti problematiche linguistiche e di qwerty, e te non hai il diritto di fare il simpaticone dopo che mi hai detto come è difficile la legge italiana. E non puoi nemmeno aggiungermi su linkedin. Eh no!
E sarebbe conveniente e, soprattutto, utile, se te specificassi quale sia il tuo nome e quale il tuo cognome dato che avete di solito 5 parole per identificarvi.
E, visto che lavorate tutti quanti assieme, mettetevi in testa che io ho un solo nome e un cognome composto. Quindi De non fa parte del mio nome!!
“Hello Silvia De, it’s regarding…”
E no, io sono solo Hello Silvia! Oppure fate come faccio io, che scrivo solo ciao o nelle migliori delle occasioni faccio un bel ctrlc ctrlv di tutta la stringa.
Eh, come è difficile tenere su tutte queste chat medio orientali, non c’è mai una soddisfazione, mai un cuore indiano per me. Io sono una ragazza semplice, mi accontento delle vostre emoticon a forma di cuore, dato che quelli italiani sono in via d’estinzione, oppure risolvetemi un problema nei tempi utili, senza farmi andare in extra time. Ma non isole, palme e omini che tendono le braccia.
Che se poi volete, io mi faccio sentire anche su altre chat senza alcun problema.

2/01/2013

74. February 2013


Benvenuto Febbraio!

Benvenuto al mese più corto e più intenso, pieno di baci e di abbracci, di neve e di sole, e del mio compleanno.

Ti aspettavo da ieri sera per dare un punto alla mia vita.
Per dare uno stop ai pensieri e un inizio ai fatti. Anche se di fatti ne ho fatti fin troppi anche a gennaio. E continuerò a farli convinta di volerli fare, mettendo a nudo me, rischiando un po’, delle volte senza pensarci delle volte pensando troppo.

Lascio dietro le crisi d’ansia, il dormire abbracciata al cuscino, il tremare forte senza motivo, il tremare forte davanti a te senza capire perché. Lascio dietro gli sfizi, anche se non me li sono tolti. Guardo il magazzino pieno di Sereupin che ho in borsa. Guardo fuori dal finestrino e non ricordo già più certi visi.

Lascio dietro le non risposte e i silenzi, tengo strette le chiamate e l’essere vicini anche se lontani, mi armo di sorrisi e di passati di verdura per non stare più male.

Mi compero un vestito nuovo per la festa e forse anche dei tacchi. Uscirò con chi me lo chiederà, non ricorderò più i miei inviti non accettati e starò ferma se volessi invitarti di nuovo. Anche se controllerò l’arrivo di un messaggio.

Guardo questo mese così corto, guardo il paesaggio veneto mentre mi riavvicino a Milano, che mi ha dato tanto e che mi ha tolto qualcosa. Che mi ha insegnato che le persone sono sempre le stesse, in qualsiasi regione e in qualsiasi occasione, che la delusione delle volte è meglio se la tengo per me, invece che dirla al diretto interessato, soprattutto se tieni alla persona, senza sapere perché. A continuare a parlare dritto in faccia, a non nascondermi dietro stupide ripicche, a dare ragione al karma e a smettere di sperare nelle parole degli altri.