5/06/2014

87. Pollini come bambini dell'oratorio

Fuori il sole splende e il polline impazza per tutta la città in gruppi che sembrano i bambini all'uscita dell'oratorio che invadono il marciapiede proprio nel momento in cui devi passare.
Il sole picchia forte ed entra in camera.
Mi scalda il braccio destro che non riesce a stare dietro a tutte le parole che non posso dire ad alta voce, perchè sono sola in camera.
Vorrei urlare, gridare, imprecare con la mia bocca.
E vorrei che il braccio potesse prendere la testa di qualcuno e sbatterla al muro fin quando non mi calmo.

Ma per fortuna loro, queste teste sono troppo lontane da me.
E anche le loro orecchie.

Quindi le mie parole restano intrappolate nella mia mente.
Le dita si fermano ogni tanto, per non lasciarsi sfuggire parole sgradevoli ma piene della mia verità.

Sono stufa di sprecare le mie parole e la mia forza per chi non se le merita.
Sono stufa di farmi venire l'ansia alle 23 di sabato sera perchè penso al lunedì.
E so che la colpa è di gente menefreghista che sa solo pensare ai propri interessi e sa essere paraculo come nessuno mai.

Vorrei uscire invece di perdere tempo così.
E prendermi un bel gelato nella gelateria sotto casa, vestirmi bene e andare a prendere al lavoro Lui e portarlo a fare una passeggiata in una Milano calma e fatta per noi.

E invece no.
Devo mangiare bene.
Devo aspettare che il contratto scadi per andarmene via.
Devo sorridere e annuire.

Ma so che questo periodo sta per finire.
Tra poco i pollini se ne andranno, la mia pancia sarà meno piatta e potrò fare passeggiate mano nella mano con Lui in una città tranquilla e facile da girare.

Stringo i denti e sorrido convinta che prima o poi accadrà.

1/23/2014

86. Dannatamente

Ci pensi mai a cosa vuoi fare da grande?

Ma intendo veramente grande, non a quasi 28 anni, un lavoro a tempo indeterminato da 2 anni e mezzo e un piccolo gruzzoletto in banca.
Perché, a queste condizioni, non sei grande.
Giusto?

Io non mi sento grande, ma delle volte sento che la vita mi sta scivolando via dalle mani. E so che non tornerà.

Ma io, ti giuro, non so che fare.


Non so dannatamente cosa fare.

1/16/2014

85. Rosticceria S

Da quasi una decina d’anni, la donna ha abbandonato le vesti della casalinga e madre perfetta per diventare una perfetta imprenditrice, autonoma e capace di mantenere da sola un’intera famiglia.
Si è persa quell’immagine di vecchio stampo in cui l’uomo portava i pantaloni e i soldi a casa, mentre la donna, da brava matrona, si dedicava alla cura della casa, all’educazione dei figli e alla cucina.
Oggi si mangia fast, si cucina con il microonde e quando c’è qualche cena a casa si chiama il servizio di catering o si fa un salto all’Esselunga.
Poche sanno apprezzare realmente e fino in fondo il gusto di pensare a cosa cucinare la sera, come variare la dieta dei propri cari e come stupire i propri invitati.
Al massimo ci si può dedicare al cake design o all’arte, per me inavvicinabile data la mia scarsa creatività, dei cupcake o dei macarones. Magari sapessi farli pure io quelle deliziose tortine!!
Probabilmente la mia è una voce fuori dal coro.
Sarà che quando ero piccola sognavo il potere, i soldi, e il diventare una manager con l’obiettivo di conquistare il mondo, ora mi sono accorta che da piccola giocavo troppo a Risiko! Ed ero una maniaca compulsiva dei soldi rosa (guai se i mie nonni mi davano una banconota che non fosse rosa, la rifiutavo, con greve sospiro di mia madre).
Saranno tutti sti programmi di cucina su Real Time, dai quali mi faccio consapevolmente e felicemente lobotizzare, ma ho capito che io da grande voglio avere una rosticceria.

Una cuoca non di nouvelle cousine o di sushi raffinato, ma una cuoca che passa intere nottate a pensare a qualcosa di buono, e che cerca il miglior pezzo di carne o di formaggio, anche solo per fare una quiche o una scaloppina. E con un grembiule diverso a seconda dei giorni.
Mi piacerebbe avere un girarrosto dove cuocere i polli, e sotto metterci le patate, così che queste raccolgano il sugo del pollo che cuoce lentamente sopra di loro.
Mi piacerebbe fare km di quiche con uova, fontina, speck e funghi trifolati.
Vorrei trifolare io i funghi e anche farli ripieni, come li fa mia madre.

Pensandoci, potrei conquistare il cuore e la gola di numerosi italiani che vogliono mangiare bene la sera quando tornano a casa e che quindi, dopo il lavoro, fanno un salto dalla “Rosticceria S” per comperare le scaloppine con riduzione di aceto balsamico e funghi.
Oppure quella da cui vengono i mariti assonnati alle 3 del mattino quando la loro moglie, in preda alle voglie notturne, vuole la parmigiana. E la parmigiana avrà le melanzane fritte, altrimenti non è una vera parmigiana.
In questo modo, forse, riuscirei ad essere felice, a non avere l’ansia se il saldo non è stato perfettamente migrato, ad avere sempre un buon profumo di buono addosso, e non di chiuso di ufficio (profumo di pancetta, gnammi!).
Al diavolo le multinazionali, le leggi fiscali e i sistemi ERP: la gente deve mangiare!!!!
Si è felici quando si mangia bene, la serata prende una piega diversa quando sai che a casa ti aspetta un bel piatto di coste con le scaloppine al limone. E le polpette in umido, perché non si sa mai, che ti venga ancora fame dopo le scaloppine.
Forse la notte sarà pesante, se non si riesce a digerire, però andresti a letto satollo e felice con un buon sapore ancora in bocca (sì, ma lavatevi i denti prima di andare a dormire!)
Si riscoprirebbero le tradizioni culinarie, l’essenza reale del cibo, non quel cibo fatto di fast food e finger food, si solleticherebbero le papille gustative, il naso e tutti i sensi coinvolgibili.
Il clima a cena sarebbe gioviale e la tavola ben imbandita e colorata.
Forse ho visto veramente troppo Real Time e Nigella mi ha deviato, ma io la rosticceria la aprirei volentieri e venderei solo prosciutti dolci, quelli salati non mi piacciono.
Altro che Brasile, Spagna e le valli venete piene di industrie.

Ma in qualche modo dovrò pur mangiare anche io, quindi ora chiuderò questo file e tornerò a SAPpare.