Fuori il sole splende e il polline impazza per tutta la città in gruppi che sembrano i bambini all'uscita dell'oratorio che invadono il marciapiede proprio nel momento in cui devi passare.
Il sole picchia forte ed entra in camera.
Mi scalda il braccio destro che non riesce a stare dietro a tutte le parole che non posso dire ad alta voce, perchè sono sola in camera.
Vorrei urlare, gridare, imprecare con la mia bocca.
E vorrei che il braccio potesse prendere la testa di qualcuno e sbatterla al muro fin quando non mi calmo.
Ma per fortuna loro, queste teste sono troppo lontane da me.
E anche le loro orecchie.
Quindi le mie parole restano intrappolate nella mia mente.
Le dita si fermano ogni tanto, per non lasciarsi sfuggire parole sgradevoli ma piene della mia verità.
Sono stufa di sprecare le mie parole e la mia forza per chi non se le merita.
Sono stufa di farmi venire l'ansia alle 23 di sabato sera perchè penso al lunedì.
E so che la colpa è di gente menefreghista che sa solo pensare ai propri interessi e sa essere paraculo come nessuno mai.
Vorrei uscire invece di perdere tempo così.
E prendermi un bel gelato nella gelateria sotto casa, vestirmi bene e andare a prendere al lavoro Lui e portarlo a fare una passeggiata in una Milano calma e fatta per noi.
E invece no.
Devo mangiare bene.
Devo aspettare che il contratto scadi per andarmene via.
Devo sorridere e annuire.
Ma so che questo periodo sta per finire.
Tra poco i pollini se ne andranno, la mia pancia sarà meno piatta e potrò fare passeggiate mano nella mano con Lui in una città tranquilla e facile da girare.
Stringo i denti e sorrido convinta che prima o poi accadrà.
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