1/16/2014

85. Rosticceria S

Da quasi una decina d’anni, la donna ha abbandonato le vesti della casalinga e madre perfetta per diventare una perfetta imprenditrice, autonoma e capace di mantenere da sola un’intera famiglia.
Si è persa quell’immagine di vecchio stampo in cui l’uomo portava i pantaloni e i soldi a casa, mentre la donna, da brava matrona, si dedicava alla cura della casa, all’educazione dei figli e alla cucina.
Oggi si mangia fast, si cucina con il microonde e quando c’è qualche cena a casa si chiama il servizio di catering o si fa un salto all’Esselunga.
Poche sanno apprezzare realmente e fino in fondo il gusto di pensare a cosa cucinare la sera, come variare la dieta dei propri cari e come stupire i propri invitati.
Al massimo ci si può dedicare al cake design o all’arte, per me inavvicinabile data la mia scarsa creatività, dei cupcake o dei macarones. Magari sapessi farli pure io quelle deliziose tortine!!
Probabilmente la mia è una voce fuori dal coro.
Sarà che quando ero piccola sognavo il potere, i soldi, e il diventare una manager con l’obiettivo di conquistare il mondo, ora mi sono accorta che da piccola giocavo troppo a Risiko! Ed ero una maniaca compulsiva dei soldi rosa (guai se i mie nonni mi davano una banconota che non fosse rosa, la rifiutavo, con greve sospiro di mia madre).
Saranno tutti sti programmi di cucina su Real Time, dai quali mi faccio consapevolmente e felicemente lobotizzare, ma ho capito che io da grande voglio avere una rosticceria.

Una cuoca non di nouvelle cousine o di sushi raffinato, ma una cuoca che passa intere nottate a pensare a qualcosa di buono, e che cerca il miglior pezzo di carne o di formaggio, anche solo per fare una quiche o una scaloppina. E con un grembiule diverso a seconda dei giorni.
Mi piacerebbe avere un girarrosto dove cuocere i polli, e sotto metterci le patate, così che queste raccolgano il sugo del pollo che cuoce lentamente sopra di loro.
Mi piacerebbe fare km di quiche con uova, fontina, speck e funghi trifolati.
Vorrei trifolare io i funghi e anche farli ripieni, come li fa mia madre.

Pensandoci, potrei conquistare il cuore e la gola di numerosi italiani che vogliono mangiare bene la sera quando tornano a casa e che quindi, dopo il lavoro, fanno un salto dalla “Rosticceria S” per comperare le scaloppine con riduzione di aceto balsamico e funghi.
Oppure quella da cui vengono i mariti assonnati alle 3 del mattino quando la loro moglie, in preda alle voglie notturne, vuole la parmigiana. E la parmigiana avrà le melanzane fritte, altrimenti non è una vera parmigiana.
In questo modo, forse, riuscirei ad essere felice, a non avere l’ansia se il saldo non è stato perfettamente migrato, ad avere sempre un buon profumo di buono addosso, e non di chiuso di ufficio (profumo di pancetta, gnammi!).
Al diavolo le multinazionali, le leggi fiscali e i sistemi ERP: la gente deve mangiare!!!!
Si è felici quando si mangia bene, la serata prende una piega diversa quando sai che a casa ti aspetta un bel piatto di coste con le scaloppine al limone. E le polpette in umido, perché non si sa mai, che ti venga ancora fame dopo le scaloppine.
Forse la notte sarà pesante, se non si riesce a digerire, però andresti a letto satollo e felice con un buon sapore ancora in bocca (sì, ma lavatevi i denti prima di andare a dormire!)
Si riscoprirebbero le tradizioni culinarie, l’essenza reale del cibo, non quel cibo fatto di fast food e finger food, si solleticherebbero le papille gustative, il naso e tutti i sensi coinvolgibili.
Il clima a cena sarebbe gioviale e la tavola ben imbandita e colorata.
Forse ho visto veramente troppo Real Time e Nigella mi ha deviato, ma io la rosticceria la aprirei volentieri e venderei solo prosciutti dolci, quelli salati non mi piacciono.
Altro che Brasile, Spagna e le valli venete piene di industrie.

Ma in qualche modo dovrò pur mangiare anche io, quindi ora chiuderò questo file e tornerò a SAPpare.

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