Mercoledì 07.03.2012
ore 7:47
dove: qui
Stavo camminando, mi dirigevo verso la metro e avevo la mente vuota.
Ero completamente alienata. Mi muovevo perché sapevo che mi dovevo muovere.
Ho guardato a destra alle strisce pedonali, perchè so che dovevo farlo.
Ho controllato l'ora, ho accelerato, perché sono sempre in ritardo, ho controllato sul tabellone il santo del giorno e ho preso il quotidiano.
Poi ho acceso il cervello: "nono io così non ce la posso fare. non posso continuare a vivere sperando nel venerdì. io ci devo parlare. io gli devo dire che mi dà troppe cose e troppe responsabilità. gli devo dire che io non reggo. che io voglio vivere. gli dico che non ho le competenze che pensa, che non sono mica così confident come dico sempre. gli dico...sto filippino sempre davanti lo devo trovare, è di una lentezza esasperante.."
In metro poi, ricavatomi un piccolo posto dove stare in piedi su un piede solo e con un braccio alzato, ho aperto il giornale:
"LA LAUREA NON PAGA. la disoccupazione sale dal 18% al 20% in un anno. Torna a volare la cassa integrazione.Stipendi a picco e più precari. Senza lavoro anche gli ingegneri"
Continuo a leggere l'articolo, con tanto di grafici, di colori, di interviste.
La situazione sembra, ed è, tragica.
Si trova poco, quel poco è pagato male. Nessuno ci crede più. Nessuno crede più che la costanza e la premiazione siano premiate. La speranza muore e si mandano curriculum a destra e a manca, confidando comunque in una buona occasione di lavoro.
Si parla di necessità di collegamento tra mondo dello studio e mondo del lavoro, si parla di contratti a tempo indeterminato o interinale.
Si parla di lavoro nero.
Si parla che forse chi parla sono solo statistiche, rettori o sempre laureati con 110e lode.
Non parlano i veri studenti, non parlano i dottorandi e non parla chi il lavoro se lo inventa.
E parlo io che farei bene a non lamentarmi.
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