Madame Bovary.
Mi ha accompagnato sulla rossa, sulla verde e sulla 72.
A letto poche volte.
è stato un libro sofferto. e mi ha lasciato insoddisfatta.
Proprio come Madame.
E mi fa pensare che sono un po' come lei, eternamente insoddisfatta di ciò e sempre desiderosa di ciò che non ho.
Però non sono così stronza ed egoista.
Non mi è mai stata simpatica, da quando l'ho intravista nella casa in campagna del padre, dalla sua apparizione fatale ed eterna. Già una così, non mi piace.
E poi questo suo eterno rincorrere l'amore perfetto, quel suo scrivere lettere d'amore, quelle sue richieste oltraggiose e incuranti degli altri e dei loro sentimenti. Solo capricci. Solo voglia di sentirsi amata e rispettata per ciò che non era scritto nel suo destino.
Nonostante ciò, il libro è proprio una perla. Una perla che parla del fallimento esistenziale, di come sia facile rimanere soffocati dalla mediocrità e dalla vita e di come sia facile divorare se stessi e di come l'amore possa essere non compreso, non ricambiato e, spesso, includente.
Ma alla fine mi viene in mente che è difficile prendere un gatto nero in una stanza buia, cara Madame e cara S.
Nessun commento:
Posta un commento