Sono tre mesi.
Tu l’avresti detto?
L’avresti detto che ad ogni mese, ricordo che sono passati altri 30 giorni?
Ricordo il ritardo, ricordo il tempo, ricordo la distanza.
Un giorno, al liceo, tu, il mio migliore amico, dicesti che ero cambiata, che si notava che ero cresciuta, che ero maturata. Avevo preso consapevolezza dei miei pensieri, sapevo quello che volevo fare, avevo capito cosa mi piaceva, cosa no, prendevo la parola se l’argomento mi interessava, mi informavo non tanto per, e avevo imparato a capire, ad ascoltare e rispondevo in modo non più infantile, ma serio e composto.
Io non me ne ero resa conto.
Te sì.
Mi dicesti che mi avevi osservato da sempre, fin dal nostro primo girotondo all’asilo, quando andavo in giro con la tuta rosa e gli scarponcini comodi. Poi c’eravamo persi, eravamo cresciuti, ma il primo giorno del nostro ritrovarsi mi avevi riconosciuto, anche se non avevo una tuta rosa e non indossavo scarponcini.
Da lì non ci siamo più lasciati. Da lì hai iniziato a starmi vicino, a capirmi, a esserci sempre, fino a quando di petto non mi hai detto che ero cambiata. Una nuova amica. Che ti piaceva tanto, ma che ti faceva un po’ paura. Perché avevi capito che non sarebbe stato più semplice come prima, che il mio crescere e il tuo crescere non sarebbero stati più così compatibili come prima. E avevi capito, prima di tutti, che dopo quella frase non sarebbe stato più come prima.
E fu così.
Non passò tanto tempo al nostro distacco. Al mio distacco.
La consapevolezza di voler cambiare radicalmente, di più di quello che era già avvenuto, a te non andava bene.
Non volevi rinunciare alla tua vecchia amica. Non ne volevi una nuova e lontana.
Lontana perché avevo capito di voler scappare da quel paese, da quei pochi metri quadri pieni di poster, di libri e di cd che era la mia stanza, lontana dalle serate passate sul divano a parlare di noi, del futuro, del modo diametralmente opposto di vedere le cose, dei programmi trash che guardavi te, delle serate al molo che passavo a fumare io.
Nuova perché mi ero guardata dentro, e mi era piaciuto quello che avevo visto.
La consapevolezza di sapere ciò però non mi aiutò. Il mio essere più matura portò al declino della nostra amicizia.
E mi ricordo quella sera in piazza, sui scalini, io a bere la birra, e te a rimproverarmi, a dirmi che l’avresti detto a mia madre. È l’ultimo bel ricordo della nostra amicizia, del nostro affetto, del nostro amarci.
Il libro di Bukowski che tirasti fuori all’improvviso, con quella dedica che segnava l’inizio di una nuova vita. Non aprii la busta davanti a te e te non insistetti, perché sapevi quanto mi dava fastidio aprire i regali davanti a chi me lo ha dato. Andasti dal cane a dargli da bere. E non ti girasti più.
Mi riaccompagnasti a casa, e io non dissi nulla.
Avrei potuto salvare il mondo, il nostro mondo, con una semplice frase.
Ma non lo feci.
Perché ti avevo già buttato fuori dal mio cerchio.
Non ci guardammo nemmeno in faccia.
Sospirai, aprii la portiera della gip mentre suonavano i Dream Theater e non ci siamo più parlati, da allora.
Pensavo che non sarebbe più successo. Perché pensavo che fosse tutto collegato al fatto che sapevo che la mia vita non era lì.
E che volevo andare via.
Una sicurezza così forte non l’ho più provata.
Un dolore così grande, purtroppo sì.
Mi manca quella mia sicurezza.
Mi mancano quelle fondamenta che sono cresciute e che si erano amalgamate con il mio modo di vivere.
Ti ho odiato quando mi mandasti quella mail piena di parole rancorose, quando mi dicesti di aver buttato le nostre lettere e le nostre foto. Io tenni tutto. E lo tengo ancora.
Nascosto, nascostissimo.
Ma c’è sempre stato.
Sì, se ti lascio ti cancello. Sono proprio io.
Ma dopo tempo, dopo un inguaribile quantità di tempo.
E ora mi ritrovo con una nuova vita e senza alcuna consapevolezza.
Ho solo quella consapevolezza che quel giorno non divenni così matura come dicesti.
Semplicemente.
E non sopporto di stare qui. E di non avere qualcuno che mi parli della mia vecchia vita. Di come ero prima.
Ma non si fa.
Non si parla del passato.
Non si chiede quanti ex hai avuto.
Non si chiede fino a che età hai bagnato il letto.
Non si chiede cosa hai fatto quella sera.
Non si chiede come stai.
Le parole forse mi sono finite allora.
Con il mio amico per 15 anni.
Forse se le è portate via lui, e non le riavrò mai più.
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