Oggi nessuna canzone suona bene.
E quando nessuna canzone suona nelle orecchie, il cervello fa un po’ quel che gli pare.
Ti porta in boschi in cui ti perdi e in cui non ti vorresti perdere, un incrocio tra Sleepy Hollow e Big Fish. Dove perdi una scarpa, o perdi una collana, o, se non l’hai già persa, la testa. E quando pensi senza musica è tutta un’altra storia, perché non ci sono le note a riempire gli spazi vuoti, gli interstizi tra il cuore e il cervello. Ma ci sono i ricordi, le ansie, i perché e ma come. Gli o mio dio o i barf, o la bocca che si storce di lato e gli occhi che guardano in alto, o il tuo lento deglutire o il rumore in petto o tutte le altre espressioni per cui ancora non hai trovato un emoticon o un’ onomatopea o una valida spiegazione fatta di lettere e di punteggiature.
Sono solo due mesi, e già sono insoddisfatta.
Sono già due mesi, e io sono solo insoddisfatta.
A poco valgono i vani tentativi di sfogo, le lettere, i messaggi o le buone parole smangiucchiate da una qwerty. Perché anche se parli-scrivi-ragioni a due, solo te sai quello che c’è. E quello che non c’è. Non è così facile espellere. Personalmente, non sono mai stata brava a uscire allo scoperto alla prima occasione. Nemmeno alla seconda, alla terza, alla quarta… Non sono mai stata uno scout, non so come si esce dal bosco. Non ho la formula magica, non ho una bussola, non so capire da dove tira il vento leccandomi il dito e portandolo in alto, non ho pezzi di pane da sbriciolare e farli cadere dietro di me, non ho il dono di uscirne, di uscire indenne.
Questo è dovuto solamente perché ancora non ho trovato la canzone adatta alla giornata, che si intoni con il colore del cielo e dei miei occhi, che non stoni con il mio abbigliamento poco consuelenziale e con il mio tuppo che stamane non mi andava di pettinare.
Sarà l’estate. Sarà l’ansia. Sarà il mistero. Sarò il futuro. Sarà la prospettiva. Sarà il pensiero. Sarà il vestito color ottanio. Sarà il Deuteronomio. Sarà Grazia, Graziella e Grazie al c. Sarà l’instabilità. Sarà che mi mancano. Sarà l’implosione. Sarà la recidività. Sarà che me lo porterò sempre dentro. Sarà che mai lo saprà. Sarà che mai nessuno di loro lo saprà mai. Sarà Milano. Sarà le facce seccate e il cielo plumbeo giorno e notte. Sarà per questo che volo lontano. (cit.)
Sarà che continuo a ripetere come un mantra che “poi, all’improvviso, non passi più tutto il giorno a pensare, perché sei occupata in cose più importanti.” (cit)
Qualsiasi esse siano. Qualsiasi esse saranno.
E allora attendo quel “all’improvviso”. E intanto sono seduta nel bosco a guardare il cielo. Che qualche nota che si intoni a te prima o poi verrà.
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